Issoudun ‘Capitale de la Guitare’ – Appunti di viaggio

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(di Gabriele Posenato) – Erano anni che volevo andare al Festival Guitare di Issoudun. Da quando, giovane aiutante al Guitar Festival di Soave, ne sentivo parlare dalle delegazioni italiane che via via vi partecipavano: Pietro Nobile, Gae Manfredini, Paolo Giordano, Andrea Benzoni e tanti altri, accompagnati da Marino Vignali e dallo staff della ADGPA italiana. Per uno come me, cresciuto nell’adolescenza a pane e Marcel Dadi, questa cittadina medievale dispersa nella Francia centrale è sempre parsa come una meta di pellegrinaggio. Quest’anno, complice l’invito a parteciparvi rivolto a Ermanno Pasqualato, in quanto eletto “Liutaio dell’anno” al Guitar International Rendez-Vous dell’ADGPA a Pieve di Soligo, mi sono aggregato al suo stand Herrmann Guitars come dimostratore dei modelli lap steel e Weissenborn.

Issoudun ci accoglie in una tipica giornata autunnale, pioggia e nebbiolina. Arriviamo con largo anticipo, circa due giorni, e impieghiamo il tempo a visitare i dintorni di questa regione di Francia che non avevo mai visto. Chilometri e chilometri immersi nella campagna, a sali e scendi, abitata solo da vacche di razza charolaise al pascolo e borghi sparsi qua e là.

Il festival inizia il giovedì 31 ottobre con il concerto di Danny Trent, vincitore a sua volta del premio “Chitarrista emergente” al Rendez-Vous di Pieve di Soligo, Michel Gentils, il duo Sirius e François Sciortino. Ottima esibizione del nostro conterraneo nel tempio della chitarra.

Il venerdì mattina è dedicato al montaggio dello stand, perché qui l’esposizione parte il pomeriggio e si protrae fino a sabato sera. Ciò che balza agli occhi subito è la perfetta macchina organizzativa. Veniamo accolti, spaesati in mezzo a tanto movimento, da Gérard Sadois e i suoi collaboratori intenti a montare strutture per il palco, con la radio che trasmette continuamente musica per chitarra e interviste a liutai e musicisti. La location è il Centro Congressi, dove troneggia all’ingresso una enorme Fender Stratocaster, curata nei minimi particolari. La partecipazione dei liutai è alta, mi ricorda l’Acoustic Guitar Meeting di Sarzana al massimo dello splendore, tanto che a una trentina di espositori è stato detto di no. Sono quasi tutti francesi, ad eccezione dei due italiani Herrmann Guitars e Filbo, la ditta specializzata in legni, bordure e filetti per liuteria. Il programma è nutritissimo e si fa fatica a stare dietro a tutto, tra master class, concerti e quant’altro, per cui decido – nei momenti liberi dallo stand di Ermanno – di testare le chitarre che mi attirano particolarmente. Difficile fare delle scelte, la qualità e il livello sono altissimi, per cui vado per esclusione: via le elettriche e le resofoniche, rimane tutto il resto, e a fine manifestazione non ce l’ho fatta a provarle tutte.

Ultimamente ho mani e orecchie per la chitarra classica, così vado alla ricerca del nylon come un cane da tartufo. Grandi chitarre ovunque, dai prezzi poco accessibili, fino a che in uno stand un po’ defilato non scorgo tre bellissime classiche dalle fattezze moderne e accattivanti. Allo stand c’è una bella signora, per cui ripasso velocemente qualche frase di convenienza e mi lancio… «Parli pure italiano, ho vissuto in Italia» è la risposta, e la figura di ‘cioccolato’ è servita. Nel frattempo giunge il marito, ex grafico (adesso capisco le linee originali dello strumento) ora dedito alla liuteria. Mi soffermo su queste chitarre per una mezz’ora: dopo tre note le sento già mie, con un suono bello pieno, rotondo con un gran volume. Il soundport poi ti spara diretto tutto questo ‘ben di Dio’. Il ponte in legno di limone presenta le corde che partono da sotto la tavola, in un modo semplice e neanche troppo complicato. Tastiera e manico confortevoli. Me ne sarei presa una, visto il prezzo accessibilissimo. Li ho invitati a farsi un giro a qualche festival in Italia: liuteria Pierre Marc Martelli da tenere d’occhio.

Vicino allo stand di Ermanno, un liutaio di chiare origini russe, Ivan Degtiarev, espone delle superbe classiche con rosette intriganti. Sempre a fianco del nostro stand espone Guy Butterlin, belle chitarre sobrie dal gran suono; vista la vicinanza sono quelle che ho testato di più: ottime le tastiere fan fret. Ancora vicino a noi le innovative chitarre Kopo e il chitarrista e liutaio Antoine Payen.

Al secondo piano dove siamo posizionati noi, c’è anche la radio che trasmette musica per chitarra e intervista liutai e musicisti ventiquattr’ore su ventiquattro. Noi stessi abbiamo avuto il piacere e l’onore di un’intervista, ed è stata un’ottima occasione per presentare il mio nuovo CD di prossima uscita, dedicato alle chitarre Weissenborn; tra l’altro, quelle di Hermann Guitars sono le uniche presenti al salone. E per l’occasione Ermanno ha portato una sperimentale Weissen-harp, molto intrigante, con corde passanti super-treble sotto le sei corde principali e tre bassi aggiunti.

Sul palco al nostro piano si sono alternati, in un perenne open mic, musicisti di ogni estrazione: una festa continua. A pranzo e a cena una mensa attrezzatissima rifocilla tutti, per cui non si esce mai dal Centro Congressi, facilitando gli incontri e le discussioni. Così capita di cenare a fianco di Michel Gentils, François Sciortino e tanti altri. Sempre molto gentili e disponibili tutti i componenti dell’organizzazione.

Alle cinque del pomeriggio del venerdì parte il concerto per i liutai all’interno del teatro del Centro Congressi, ottimo per la resa delle chitarre. Tocca a me presentare le Weissenborn di Ermanno. Un italiano in terra francese, solo contro tutti e con un solo brano per giocarmi tutto. Faccio quello che so fare, salgo sul palco e spiazzo tutti con una battuta: «Je suis italien e je connais quatre mots [sono italiano e conosco quattro parole]: je suis Catherine Deneuve»… e tutti giù a ridere. Il più è fatto, mi resta solo che suonare il brano. A giudicare dall’accoglienza e dai CD venduti dopo, è andata molto bene.

Il sabato ho molto tempo a disposizione e ricomincio i test. Un saluto ai fratelli Chatelier, al cui stand incontro finalmente un amico di Facebook, Philippe Fouquet, con cui condivido la passione per le harp guitar. Qui ho anche la possibilità di provare una fantastica chitarra long-neck. Chitarre sobrie, dalla chiara identità, che hanno conquistato molti chitarristi, a giudicare anche dal CD sampler Chatelier Guitars – The Player’s Collection coordinato dal nostro Giovanni Ferro. Vicino a loro Philippe Cattiaux, che unisce moderno e antico nei suoi strumenti. Di fronte campeggia una strana OM di Richard Baudry: ha le corde in nylon! Legni super.

In posizione centrale, come si addice a un re, sua maestà Franck Cheval. Un mito vivente della liuteria francese, chitarre sontuose, rifinite ai massimi livelli; per averne una però bisogna accendere un mutuo. A fianco le chitarre Darmagnac, in una parola ‘imperiali’ per rifiniture e suono prodotto, a un prezzo abbastanza accessibile per le tasche italiane.

In questa area dell’esposizione ci sono forse le chitarre acustiche più interessanti: lo stand della JRK Lutherie mostra un’interessantissima OHM. Il giovane Pierre Bertrand mi fa provare una parlor adatta per il blues dal fondo e fasce splendidi. Accanto all’altra star della liuteria francese, Maurice Dupont, con tutta la scuderia di acustiche, classiche e gipsy, tanti giovani liutai dalle idee chiare e di provata esperienza: Jérémie Geffroy con due belle chitarre in esposizione; Florian Jégu con chitarre che si rifanno a tendenze internazionali, con bevel e rosette elaborate; così come Thomas Féjoz con chitarre curate nei minimi particolari, soprattutto negli intarsi sulla tastiera. Marc Boluda, liutaio dell’anno, con un set di chitarre una più bella dell’altra; Tino Battiston con belle combinazioni di legni per le proprie chitarre. Non manca chi propone sistemi di acquisizione del suono, come la Boton con un interessante pickup a contatto, provato anche sulla mia Weissenborn. Presenti anche le resofoniche di Fine Resophonic. Non molte chitarre elettriche e, a differenza dell’Italia, chi le provava aveva la sensibilità di non disturbare i vicini.

Ovviamente non ho citato tutti; la lista dei partecipanti è presente sul sito del festival issoudun-guitare.com. Come tutte le manifestazioni, anche questa passa velocemente e il sabato sera, momento dell’ultima cena collettiva, decreta la fine dell’avventura francese. A chiudere la manifestazione la star Ana Popović, ma noi – dopo aver smontato – eravamo già a dormire. Il giorno dopo ci avrebbe aspettato un diretto di quindici ore per l’Italia.

Gabriele Posenato

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