ACT/Egea Music
La prima cosa che colpisce dell’Avara trio di Jukka Perko è il suo insolito setup: sassofono, chitarra acustica e chitarra elettrica. Anche se potrebbe sembrare una combinazione stravagante, l’inventiva armonica e il lirismo di Invisible Man lasciano un senso di rara pienezza ad onta di una formazione così ridotta. Anche con tre soli strumenti, infatti, il suono del gruppo è sorprendentemente denso, ciascuna delle voci sostiene e integra le altre. Gli arrangiamenti delle parti di chitarra elettrica e acustica sono raffinati, efficaci, intensi, con l’acustica di Teemu Viinikainen a tessere armonie spesso reinventate rispetto agli originali (“Tears in Heaven” di Clapton è deliziosamente stravolta nella sua armonia originale) e con l’elettrica di Jarmo Saari a eseguire contrappunti alle linee melodiche del sax di Perko, ma anche a inserirsi nella tessitura armonica con piccole frasi e sonorità originali.
Lo stato d’animo prevalente sembrerebbe essere la tipica malinconia nordica, ma con in più un barlume di speranza. Jukka Perko è diventato una delle voci più importanti del panorama jazz finlandese, combinando alla malinconia nordica la forza del bebop. Il percorso che ha portato Perko a formare l’Avara Trio è stato un misto di pianificazione intelligente e fortuna. Il sassofonista ricorda: «Una volta il bassista di una delle mie band non era disponibile, così ho pensato di dare una possibilità alla chitarra acustica di Teemu Viinikainen. Ha funzionato e lui è rimasto. Conosco Jarmo Saari dagli anni ’90. Quando l’ho sentito suonare in duo con un altro chitarrista mi è piaciuto ed ero curioso di vedere come si sarebbe comportato con una chitarra acustica. Così gli ho suggerito di provare con Teemu e me».
Invisible Man potrebbe essere considerato un disco musicalmente sfaccettato, ma in sostanza è un album di ballate. E questo sia a causa del suo suono di base e del suo carattere di musica che racconta, sia a causa del modo personale di Perko di fare le cose: «La mia idea di musica è cambiata negli ultimi anni. Si potrebbe dire che è diventata più lenta, più densa, perché sono meno concentrato sul ritmo e la tecnica e molto di più invece sulla profondità e il significato».
Meno scarico di emozioni individuali, quindi, e più attenzione all’interplay. Quella del trio Avara è una musica in cui i musicisti sono coinvolti tutto il tempo, senza che rischino di cadere nel ruolo di ‘ascoltatori’. A questo proposito, ciò è vero tanto per il trio quanto per il CD stesso. Con questa musica anche l’ascoltatore è parte attiva del processo creativo: può guardare una storia in musica così come si svolge davanti ai suoi occhi.
Gabriele Longo






