domenica, 26 Giugno , 2022

Le ninne nanne di un chitarrista errante: Intervista a Val Bonetti

Le ninne nanne di un chitarrista errante

Intervista a Val Bonetti

di Gabriele Longo

«Affrontare la musica con creatività, con la libertà che si acquisisce studiando bene i rudimenti.»

Con queste parole Val Bonetti, raffinato chitarrista e ricercatore oltre che buon compositore, sintetizza il suo credo che, con pacata determinazione, trasmette ormai da vent’anni ai suoi studenti. Lo abbiamo incontrato e ascoltato all’ultima edizione del Festival Internazionale di Chitarra Acustica di Tricesimo vicino Udine, meglio conosciuto come Madame Guitar, manifestazione dedicata al mai troppo compianto Sergio Endrigo, friulano e autore dell’omonima canzone. Val ha suonato alcuni brani tratti dal suo recentissimo album A World of Lullabies, una raccolta di ninne nanne e filastrocche infantili tradizionali provenienti dai quattro angoli del mondo, e altri brani – questi in duo con Aronne Dell’Oro – con il quale ha rivisitato alcune musiche della tradizione mediterranea nostrana in chiave folk blues, la chiave interpretativa di partenza per entrambi i chitarristi.

Abbiamo parlato con Val anche dell’altro suo progetto, questa volta editoriale, che affianca il disco di ninne nanne, il suo libro intitolato Ninne nanne tradizionali per chitarra fingerstyle, che porta come sottotitolo Appunti, accordature, tecniche e improvvisazioni del chitarrista errante. Il libro, edito da Fingerpicking.net, racconta di queste musiche affascinanti, melodie brevi, orecchiabili e spesso ipnotiche, che risuonano da secoli e da generazioni. Val ci ha spiegato come ha sviluppato gli arrangiamenti, che sono interamente trascritti in questo manuale e che sono presenti (tutti meno uno) nell’album A World of Lullabies. Cosa molto importante, l’autore ha trattato ogni brano come un pretesto per offrire degli spunti su cui lavorare. Infatti ciascun capitolo, oltre a contenere l’arrangiamento completo, presentato in notazione musicale e in intavolatura, mette in evidenza degli argomenti, propone degli esercizi e presenta dei rimandi ad altri brani, di modo che si possano sfogliare le pagine trasversalmente per tecniche o accordature o altro ancora. Gli esempi proposti sono come pezzi di un puzzle che potranno essere messi insieme con creatività. Ed ecco il nucleo centrale dell’operazione di Val Bonetti, concetto esplicitato con la frase che apre l’articolo: affrontare lo studio di pezzi con creatività, percorrere proprie strade iniziando da quelle suggerite dallo studio dei fondamentali. Un grande aiuto poi verrà dal fatto che a supporto di ciascun esercizio l’autore ha realizzato dei video – 68, oltre alle versioni complete dei brani – consultabili dal link che si trova all’interno del manuale. Insomma, veramente tanta roba!

Un po’ di storia

 Val Bonetti, classe 1976, è un chitarrista-compositore di Milano che svolge attività concertistica e didattica da oltre vent’anni. Si è diplomato nel 2005 presso i Civici Corsi di Jazz all’interno della Civica Scuola di Musica ‘Claudio Abbado’ di Milano, specializzandosi successivamente nella chitarra acustica fingerstyle. Alcune sue composizioni hanno vinto prestigiosi premi nell’ambito della chitarra acustica: nel 2008 il primo premio New Sounds of Acoustic Guitar all’Acoustic Guitar Meeting di Sarzana e, nello stesso anno, il premio come miglior arrangiamento presso l’Acoustic Guitar Festival di San Benedetto Po.

Le composizioni di Val non hanno una collocazione precisa di genere e di linguaggio: il sound della root music, le accordature aperte, le tecniche fingerstyle tradizionali e contemporanee, l’improvvisazione di matrice jazzistica e l’uso di armonie moderne e di strutture complesse, compresa la contaminazione con le musiche del mondo, tutto ciò convive in modo pacifico, in sintonia con la poliedrica personalità di questo musicista raffinato e aperto.

Val ha fatto il musicista di strada, si è esibito nei club, in house concert, convention e cerimonie e nei principali festival italiani dedicati alla chitarra acustica, per approdare nel 2016 a un tour in Gran Bretagna e Irlanda. Nel corso della sua carriera ha avuto il piacere e l’onore di duettare dal vivo con alcuni fra i più importanti chitarristi del panorama internazionale, da Beppe Gambetta a Peter Finger, da Davide Mastrangelo a Woody Mann e Duck Baker. Collaborazioni che ha incrementato in tempi più recenti con il già citato Aronne Dell’Oro, con il progetto Ilzendelswing del cantautore Claudio Sanfilippo insieme a Massimo Gatti al mandolino e altri, e con un duo di blues, ragtime e swing insieme al noto armonicista Beppe Semeraro.

Val ha pubblicato tre album a suo nome, Wait nel 2010, Tales nel 2015 e Hidden Star nel 2020, tutti ottimamente recensiti dalla stampa specializzata nazionale e internazionale. Nel 2017 è uscito il doppio CD Pareto Sketches per la Bar Code Records, un album di musiche scritte da Duck Baker e interpretate in solo e in duo da Baker e diversi chitarristi italiani come Michele Calgaro, Davide Mastrangelo e Luigi Maramotti, oltre a Val e Massimo Gatti. Infine il recentissimo album A World of Lullabies è stato realizzato grazie a unfundraising, i cui proventi sono stati devoluti in beneficenza all’Associazione Famiglie LGS Italia.

Val Bonetti ha fondato a Milano la Good Thumb, che offre corsi e laboratori dedicati alla chitarra acustica. Collabora con il Centro Studi Fingerstyle di Davide Mastrangelo e con Duck Baker con il quale, dopo l’uscita di Pareto Sketches, ha tenuto seminari e concerti.

L’intervista

Abbiamo appena terminato di ascoltarti nel tuo spazio nell’ambito della tre giorni di Madame Guitar, qui a Tricesimo. Ci hai affascinato con alcune splendide rivisitazioni di ninne nanne tradizionali, cui hai dato una veste sonora affascinante, ipnotica. Ci vuoi parlare di questo tuo nuovo disco, A World of Lullabies?

Sì, certo. In concerto ho suonato alcune ninne nanne che fanno parte di questo disco di quattordici brani, realizzato grazie a un fundraising i cui proventi – tolte le spese di realizzazione, spedizione ecc. – sono andati in beneficenza all’Associazione Famiglie LGS Italia: quest’associazione si occupa di dare sostegno alle famiglie di giovanissimi affetti da una rara forma incurabile di epilessia infantile, la sindrome di Lennox-Gastaut, che rallenta lo sviluppo cognitivo e produce disturbi della personalità. È notizia recentissima che il 6 novembre si terrà un evento a Napoli in occasione della giornata mondiale della LGS, intitolato Anomalie. Ci sarà una mostra fotografica realizzata da modelle professioniste insieme a ragazze affette da LGS. Comunque, per informazioni, è possibile consultare il sito www.associazionelgs.it.

Tornando all’album, è stata una piccola cosa fatta con il cuore da parte di coloro che vi hanno partecipato, a cominciare dal produttore Lele Battista, che ha messo a disposizione lo studio e la sua professionalità ben oltre il pattuito, per continuare con i musicisti che vi hanno suonato. I musicisti sono diversi e mi fa piacere ricordarli tutti. C’è Aronne Dell’Oro che ha cantato “O ciucciarella”, una ninna nanna della Corsica, mentre la voce di Nadine Jeanne interviene nel brano armeno “Kessabi Oror”, dove si possono anche apprezzare gli interventi alla chitarra elettrica di Simone Massaron. Cheikh Fall suona la kora nelle due ninne nanne africane, Peppe Frana l’oud nel brano iraniano. Due chitarristi come Davide Mastrangelo e Giorgio Mastrocola, quest’ultimo all’ukulele per l’occasione, sono ospiti in “All the Pretty Little Horses” dagli Stati Uniti. C’è poi Alberto Pederneschi che suona la batteria in “Gonjeskh Lala”, il brano dell’Iran, e suona delle percussioni di sua invenzione nel brano “Duerme negrito” dai confini tra Venezuela e Colombia. Massimo Gatti suona la mandola per la ninna nanna turca “Dandini Dandini Dastana” e Marco Ricci, già mio compagno di viaggio in Hidden Star, mi accompagna al contrabbasso in “Se essa rua fosse minha”, del Brasile.

Come hai proceduto nella tua ricerca nelle altre culture per rintracciare queste ninne nanne?

Tutto è iniziato per caso: ho ascoltato una versione di “Dandini Dandini Dastana” e l’ho arrangiata sulla chitarra per suonarla ai miei bimbi, anzi al primo dei due, Dante, perché la seconda, Celeste, non era ancora nata. Da lì, grazie all’entusiasmo di mia moglie Dima, è scattata l’dea di arrangiarne altre, inizialmente a tempo perso. Poi questa cosa è diventata un progetto che ho voluto realizzare seriamente.

Come le hai trovate queste ninne nanne?

Ho amici che vengono da vari paesi, anche lontani, a cui ho chiesto di darmi dei titoli. La raccomandazione era di non farmi ascoltare brani strumentali, ma solo cantati, meglio ancora se versioni a cappella. Ho la fortuna di avere amici dall’Armenia, Iran, Finlandia, Corea, Senegal, Bulgaria, che mi hanno aiutato fornendomi informazioni utili se non addirittura il brano stesso. Poi naturalmente c’è Internet. Sapessi quante raccolte esistono che contengono ninne nanne tradizionali: digiti “lullabies” e ti si apre un universo! Il punto era sempre ascoltare più versioni possibili e scavare, cercando una fonte che non fosse troppo contaminata. Per questo ho ascoltato soprattutto versioni a cappella. Una volta individuati i brani, ho voluto raccogliere informazioni che riguardassero la musica dei loro paesi d’origine. E, a parte Internet, sono riuscito a reperire qualche volume interessante presso le biblioteche comunali di Milano. Tutta questa attività di ricerca è durata circa cinque-sei anni. Durante il lockdown la cosa ha conosciuto un’accelerazione: mi sono messo a capofitto nel progetto concludendo così il repertorio per il disco, fino poi a registrarlo nel 2020.

Val, nell’album si sentono tante sonorità, principalmente quelle chitarristiche. Ci puoi dire quali chitarre hai suonato?

Ho utilizzato un’acustica Cort Jumbo 12 corde Custom, una chitarra resofonica National M-2, una Martin acustica CEO-7 modello 00, una classica baritona Attilio Zontini, un’elettrica Gibson SG ’62 Reissue, una Ennegi acustica in carbonio e una chitarra Startone 3/4 per bambini.

Come hai pensato gli arrangiamenti dei brani?

Nel mio lavoro di arrangiamento delle ninne nanne, mi sono semplicemente seduto con la mia chitarra e ho iniziato a sognare, ho lasciato che ogni melodia mi guidasse attraverso le infinite possibilità che la musica può offrire e ho disegnato intorno a queste delle melodie, delle atmosfere, dei paesaggi sonori talvolta quasi in contrasto con i suoni del paese d’origine. In qualche modo le ho fatte mie, tanto che a volte ho la sensazione di suonare una mia composizione con qualcosa di speciale e prezioso al suo interno: le prime note che gran parte degli esseri umani sentono appena venuti al mondo, con questa naturalezza dal suono così familiare, accogliente come il grembo materno. Partito dalla pura melodia vocale, ho pensato a spazi da costruire intorno per improvvisare o per affrontare liberamente il canovaccio di cui disponevo. In questo senso, anche gli ospiti musicisti non hanno ricevuto da me particolari indicazioni su come e cosa suonare. Avrei voluto averli fisicamente tutti in studio a registrare con me, ma alcuni – a causa del lockdown o della distanza – hanno lavorato da casa. Con altri abbiamo potuto incidere insieme in presa diretta. Per fare degli esempi, questo è avvenuto su “Ayo Nène Ne” dal Senegal, “Se essa rua”, “Duerme negrito”.

Adesso per Fingerpicking.net è uscito il libro Ninne nanne tradizionali per chitarra fingerstyle, che contiene nove brani, otto dei quali sono contenuti nel disco, mentre il nono, “Shortnin’ Bread”, brano tradizionale americano, c’è solo nel libro. Ci puoi parlare di questo importante progetto?

Nel libro non ci sono soltanto le trascrizioni in pentagramma e in intavolatura delle ninne nanne, c’è di più. È un lavoro pensato per stimolare la creatività di chi ha voglia di mettere mano a questi brani: ci sono esercizi, ci sono semplificazioni, ci sono suggerimenti per improvvisare. Quello che immagino è che più che rifare ciò che ho suonato io, chi lo compra possa prendere i miei suggerimenti per trovare un proprio modo di suonare questo repertorio o anche altro. Ecco, questo è quello che mi farebbe più felice.

Il libro è un po’ il frutto della mia esperienza come insegnante. A tutti i miei studenti cerco di trasmettere questa attitudine: affrontare la musica con creatività, con la libertà che si acquisisce studiando bene i rudimenti. I brani sono in ordine progressivo di difficoltà e in ogni capitolo vi sono spunti per sviluppare una tecnica, idee per improvvisare o suggerimenti per semplificare delle parti che possono essere molto complesse. Mi piace immaginare che una persona si possa divertire cimentandosi anche solo in alcune parti di ogni brano, oppure sfruttando le idee per improvvisare su altro materiale, o ancora seguendo il testo per argomenti. A tal proposito, a inizio di ciascun capitolo vi è un riquadro con gli argomenti trattati e, nei paragrafi, non mancano i rimandi ad altri brani che condividono il medesimo argomento.

I brani sono arrangiati con diverse accordature e alcuni prevedono anche l’utilizzo del capotasto, che non è indispensabile. A parte l’accordatura standard e la Drop D, ho utilizzato la Open G minor (DGDGBbD) in “La siminzina” dalla Sicilia e “Ja Jang” dalla Corea, la Open D minor (DADFAD) in “Kessabi Oror”, “O ciucciarella” e “Nuku Nuku” dalla Finlandia, la Open D (DADF#AD) per “Ayo Nène Ne” e “Makun” dal Mali.

I due progetti, il disco e il libro, sono paralleli. Il disco è stato realizzato l’anno scorso, le copie sono state tutte vendute ai sostenitori del fundraising con una copertina speciale realizzata da un famoso illustratore, che si chiama Quentin Gréban e che l’ha messa a disposizione gratuitamente. Per il pubblico uscirà in digitale a giorni e sarà distribuito su tutti gli store digitali. Vedremo poi se farne anche un CD fisico; vediamo, ci stiamo pensando.

Il libro è cartaceo, di un centinaio di pagine. C’è un link nel libro perché, in aggiunta agli spartiti, agli esercizi e al testo che spiega come ho pensato all’arrangiamento dei brani, ho realizzato 68 video che corrispondono alle idee di improvvisazione e di esercizi, oltre ai video dove eseguo ogni pezzo per intero. I video sono stati realizzati presso il mio home studio in Full HD, perché c’era un nuovo lockdown e non sono riuscito a incontrarmi con Reno Brandoni, dal quale normalmente faccio i video.

Una cosa molto importante, questa dei video collegati all’acquisto del libro per gli approfondimenti che metti a disposizione di lettori e studenti…

Sì, certamente. Ecco, a questo proposito voglio dire una cosa a cui tengo molto: se tu presenti un disco di ninne nanne, sembra che stai facendo una cosa per bambini. E che la cosa sia di poco interesse per un ‘grandone’. Quello che vorrei comunicare, invece, è che la musica per bambini è una musica molto profonda, come lo è tutta la musica tradizionale. La musica tradizionale ha in sé tanta cultura, e quando vedo qualcuno un po’ prevenuto, penso: «Mi spiace per te!» Oltretutto, i bambini hanno una sensibilità per la musica, che avercene da adulti! Certo, se poi facciamo loro ascoltare soltanto le siglette dei cartoni animati o dei videogame, ecco spiegato cosa ascolteranno da grandi… Anche i testi, in alcuni casi, sono tutt’altro che infantili, possono parlare di temi seri, drammatici, persino di morte. Per esempio, la ninna nanna turca nel corso dei secoli è stata ‘ammorbidita’, perché all’inizio parlava di due fratelli briganti che facevano fuori tutti! E poi la cosa stimolante è che spesso questi pezzi sono fatti di quattro battute, di tre note, e ti lasciano molto spazio compositivo: sono un piccolo preziosissimo nucleo, al quale ispirarsi per costruire e cucire intorno ad essi altre cose. Insomma, non è per nulla filologico il lavoro che ho fatto, non è stato un lavoro di copisteria o di mero arrangiamento dei brani. Piuttosto ho cercato di scriverci intorno lasciandomi ispirare, attento però a non rovinarne il nucleo originario.

Come avrai intuito, è un lavoro che mi ha molto soddisfatto!

E come valuti allora quest’esperienza nell’ambito della tua carriera come chitarrista e compositore?

Questo disco mi ha aperto una strada lungo la quale vorrò proseguire. Ho già delle cose in mente per il futuro su questa linea, ovviamente accanto alla composizione pura.

Grazie della tua disponibilità Val e in bocca al lupo per i tuoi progetti futuri.

 Gabriele Longo

 

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