venerdì, 17 Settembre , 2021

L’ingegnere acustico – 3

L’ingegnere acustico – 3

 Da recordista a fonico e a ingegnere del mastering

Intervista a Jonathan Wyner

di Daniele Bazzani

Uno dei volti più noti del Web grazie alla partnership con iZotope, società produttrice di plugin dedicati in particolare al mastering digitale, Jonathan Wyner è in realtà un tecnico del suono con una incredibile carriera alle spalle. Ha masterizzato migliaia di dischi di alcuni fra i più importanti artisti degli ultimi decenni e la sua lista di crediti è pressoché infinita. È anche una persona gentile e disponibile, che ci ha regalato una visione del tutto personale del nostro strumento, la chitarra acustica, oltre a una serie di preziosi consigli su come registrarla.

The Acoustic Guitar Show dà il benvenuto a Jonathan Wyner!

Ciao a tutti!

Ciao Jonathan, grazie di essere qui, come stai?

Bene, grazie, seduto a casa parlando tranquillamente con te dall’altra parte del mondo!

Ti ringrazio a nome di tutta la redazione, sto apprezzando moltissimo il tuo lavoro sul Web per iZotope, mi piace come spieghi e credo che questo ci tornerà molto utile. Ci vuoi dire qualcosa di te per iniziare?

Certo, ho iniziato anch’io come musicista. Ma credo che quello che ha fatto la differenza sia stato il mio interesse per la tecnologia e su come questa possa aiutare la nostra creatività, non solo in fase di registrazione ma proprio per esaltarla. Al liceo suonavo il corno francese e prima il pianoforte e la tromba, non troppo bene, il che è forse il motivo per cui ho deciso di stare dall’altra parte del vetro; ma ancora oggi suono. Ricordo che un giorno entrai a lezione e c’era un supplente che suonava il trombone e aveva accanto un synth, l’ARP 2600: c’era un pickup nel trombone collegato a uno degli ingressi del synth e in questo modo lui creava nuovi suoni altrimenti impossibili. Credo che in quel momento sia cambiato tutto: quella sensazione si è cristallizzata nel tempo.

Vedi, sono cresciuto negli USA negli anni ’60 e ’70, e in casa si ascoltavano grandi compositori come George Crumb e Stockhausen, o musica europea del XVIII e XIX secolo, ma sentivo anche la radio con Michael Jackson e Sly & The Family Stone: tutto questo ha stimolato il mio cervello e mi ha predisposto per il lungo viaggio che poi ho affrontato. Che sia performance o registrazione, la tecnologia ha un ruolo. Ed eccomi qui, prima come musicista poi da ingegnere del suono e produttore a ingegnere del mastering a metà degli anni ’80. Ho lavorato per dischi di ogni genere, da quelli famosi che conosci sicuramente ad altri che non sentirai mai nominare. E ognuno è stato una bellissima avventura.

Quindi hai lavorato come tecnico di registrazione e tecnico del suono prima di masterizzare.

Sì, certo, credo che in questo lavoro sia fondamentale conoscere tutti i passaggi. E le cose che possono essere accadute prima che una registrazione mi arrivi per la masterizzazione mi aiutano a comprendere i problemi legati al suono complessivo, così posso cercare di correggere o valorizzare al meglio ciò che ascolto. Se non conosci i passaggi precedenti, rischi di farti prendere la mano dalla teoria e da quello che ‘dovresti’ fare. Ma non ci sono regole in realtà: la musica viene prima di tutto, non ci sono praticamente ‘generi’ musicali, devi supervisionare il tutto. Il nostro strumento, la chitarra acustica, è solo una piccola parte di quell’immenso spettro sonoro; ed essendo uno dei pochi strumenti polifonici, potrebbe essere trattato come una piccola orchestra.

Cosa rispondi se intanto dico ‘chitarra acustica’?

Mentre parlavi mi è venuto in mente Michael Hedges: ho lavorato a un paio di suoi dischi. All’inizio degli anni ’90 lavoravo spesso per la Windham Hill, poi ho ascoltato Christopher Parkening, Sharon Isbin è una mia amica, mi viene in mente Hans Reichel, che è un chitarrista sperimentale tedesco. Registrare la chitarra acustica è abbastanza impegnativo, come il pianoforte o l’arpa. Ho fatto diversi dischi di arpa ed è come riempire una tela; questo è l’esempio che mi viene per cercare di spiegare. Un errore che rischiamo di fare è quello di cercare di riempire troppo gli spazi dati da un singolo strumento, di esagerarne il contenuto e la dimensione: se pensi a una chitarra acustica in una stanza, ti rendi conto che è lì ma ha dei confini; è un suono integro, ma ogni nota è separata e unita alle altre. Se ti avvicini troppo o inizi a fare cose strane con l’immagine stereofonica, si rischia di rovinare tutto, di perdere l’integrità.

Proprio riguardo a questo: mono, stereo o…

Stereo, assolutamente! Siamo abituati ad ascoltare con due orecchie ai lati della testa: tutto è stereo per noi, abbiamo due pickup attaccati alla testa e del materiale assorbente intorno! Anche se prendiamo un segnale mono e lo piazziamo in un mix stereo, gli stiamo dando una posizione. Quindi in realtà si torna sempre lì, quello è il punto di partenza: stereo.

Spesso mi chiedono un consiglio su quanti microfoni comprare se si vuole registrare. Io di solito rispondo uno: intanto prova con uno e sperimenta, vedi cosa succede spostandolo, prima di arrivare a due magari con problemi di fase e altro.

Io direi due, ma sono d’accordo sul cominciare con uno e vedere cosa succede quando ti avvicini o ti allontani. Però arriverei decisamente a due e vorrei soffermarmi su una cosa che hai appena detto: la fase. Di solito s’intende questo argomento come se costituisse un problema, ma la fase è una cosa straordinaria: è quello che ci fa arrivare i suoni alle due orecchie con una leggera differenza temporale e crea l’effetto stereofonico; altrimenti percepiremmo tutto in mezzo, mono! Quindi la fase è ciò che ci fa percepire un’orchestra con tutte le sue sfumature e come una cosa sola. È importante capire cosa sia e come ci aiuti nel processo di registrazione e missaggio di un suono. I microfoni sono per il tecnico del suono come i pennelli per il pittore: a seconda di quali scegli e come li posizioni ottieni un suono diverso alla fine.

È incredibile: la prima volta che hai un microfono e ti ci siedi davanti con la chitarra ascoltando in cuffia, se ruoti lentamente mentre suoni il suono cambia talmente tanto, che quasi non ci credi. È lì che iniziano il divertimento e i problemi!

Sì, divertimento e problemi! Forse è questo il motivo per cui molti utilizzano i pickup, perché restare immobili davanti a un microfono può essere davvero complicato; e se devi pensare a restare fermo mentre suoni, questo può influenzare profondamente il modo in cui ti esprimi. Ecco perché direi due microfoni: perché con uno solo è troppo facile stravolgere il suono di base con un piccolo movimento, mentre con due si resta di più nello spazio giusto, senza modificare troppo il risultato. C’è un ingegnere leggendario, che è appena scomparso e ha lavorato con i più grandi, Bruce Swedien, il quale registrava quasi tutto in stereo e – se voleva uno strumento più da una parte – lo faceva mettere più verso uno dei due microfoni invece di utilizzare il panning dopo aver ripreso; capisci cosa intendo? Quello era il ‘vero’ posizionamento dello strumento nel campo stereo. Mi fai anche venire in mente che registrare è come ‘creare un’illusione’: quando registriamo sappiamo bene che non potremo ricreare quel momento, perché è passato. Quindi non è solo il fatto che il suono sarà riprodotto da altoparlanti in un posto differente, è il modo in cui noi ci poniamo. Immagina di essere in presenza di qualcuno che legge, dal vivo: la tua attenzione è focalizzata su chi parla; se riascolti in seguito, forse noterai dei rumori di fondo a cui non avevi fatto caso, ma che appaiono evidenti successivamente. Se registri e riascolti, non sarà mai come essere in presenza mentre suoni. E questo è molto importante da capire per chi fa il mio lavoro, perché ti aiuta a sistemare le cose e creargli uno spazio in cui esistere. Ci sono cose che esistono e non si possono riprodurre in studio, e viceversa.

Questo porta fuori un altro problema: se sono dal vivo, il suono per chi ascolta non esce dalla mia chitarra, ma da due grandi casse al lato del palco; e può essere davvero complicato imparare a gestire una cosa simile, se sei abituato a suonare a casa, in acustico.

Sì, e questo mi fa venire in mente che dal vivo, se faccio il fonico, chiedo che ci siano anche delle casse piccole in mezzo, rivolte al centro della sala, perché se ascolti da un lato rischi di perdere completamente il focus. Voglio un punto di ancoraggio.

E questo porta alla domanda: microfono o pickup?

Grande problema. Come per il pianoforte: non si suppone che tu abbia la testa nella cassa, giusto? Chitarra e piano sono strumenti nati per essere ascoltati da una certa distanza, quindi i microfoni sono la scelta migliore, indubbiamente, anche se il pickup, lasciando libertà di esecuzione, può favorire la performance del musicista. Se mi chiedono di registrare esclusivamente con i pickup, chiedo sempre di poter riprendere anche un po’ di stanza, o al limite di farlo successivamente. La tecnica del reamping è usata anche per le acustiche a volte: si fanno suonare due casse con un suono di chitarra che viene di nuovo registrato da una certa distanza, creando quindi l’idea di una stanza che in origine non c’era.

C’è qualcosa che ti senti di suggerire, in termini di frequenze, a chi inizia e non sa bene come affrontare l’equalizzazione?

Intanto, evitare ogni possibile risonanza. Evitare anche le basse frequenze esagerate, come quelle che si ottengono mettendo il microfono davanti alla buca. Bisogna ricordare che il segreto di un bel suono, oltre al musicista, è la ripresa che ne fai: registrare bene ti permetterà di equalizzare il meno possibile e non dover migliorare quello che già hai.

Il secondo suggerimento è che, se usi due microfoni, è più facile di quanto si creda creare dei ‘buchi’ sonori, non riuscire a rendere tutte le frequenze allo stesso modo. E questo è molto difficile da sistemare dopo: se una frequenza non c’è, non puoi mettercela. Con due microfoni possono esserci cancellazioni di frequenze, che possiamo correggere giocando con i delay e altre cose; a volte ci si riesce, ma altre volte no. Quindi è importante capire come stiamo registrando ed evitare tutti i possibili errori, perché non c’è ritorno da certe cose: se una frequenza si cancella è persa.

Il terzo suggerimento è che spesso si pensa alle frequenze, ma invece si tratta di dinamica. Pensa all’attacco di una nota sulla chitarra: quando suoni forte hai un segnale in ingresso che è molto forte e può dar fastidio a chi ascolta; ma poi la nota decade in maniera molto diversa. Quindi, se piazzi il microfono in modo che l’attacco della nota abbia la stessa importanza della nota stessa, fai un lavoro ancora migliore di quando equalizzi.

Una soluzione comune è quella di usare un compressore, giusto?

Sì, certo, anche se il compressore porta compromessi. Il suo lavoro è quello di gestire la relazione dinamica all’interno di un evento, ma io credo che in questo caso la distanza e la posizione del microfono siano molto più importanti: davanti alla buca hai le basse molto risonanti, ma anche le dita che producono transienti molto evidenti se suoni in fingerpicking.

Facciamo un po’ i ‘nerd’: hardware o plugin?

Tutti possono avere una scheda audio e un microfono, ma l’hardware analogico è molto costoso, complicato da mantenere e rumoroso: che altro vuoi che dica? [ride]

Ovviamente l’hardware analogico – perché esiste anche quello digitale – ha degli indubbi benefici, come il calore e la dinamica offerti dalle valvole. I circuiti ottici dei vecchi compressori sono molto diversi dai plugin: ho amici che sono grandi fan delle loro D.I. Box a valvole e ci passano attraverso quasi tutto, per avere un pizzico di quell’eccitazione armonica e colore che hai dalle valvole. Ma io credo che se hai in mente un suono, ci sono molti modi per ottenerlo, con le macchine o con il digitale. Non sono un assolutista e non dico mai «dovresti fare così», perché non è mai vero. E i plugin costano molto meno, sono sempre replicabili e non hanno bisogno di assistenza, fino a che il produttore li aggiorna ai nuovi sistemi operativi, altrimenti hai un problema.

E puoi disattivare il rumore di fondo!

Sì, o attivarlo, o quantomeno puoi scegliere.

Ricordo un’intervista a Jeff Beck in cui diceva: «Non importa che chitarra o ampli abbia in mano, andrò sempre a cercare il mio suono».

Sì, è facile innamorarsi di qualcosa. Come tu hai una chitarra preferita, io posso avere un equalizzatore preferito: so come suona, come si comporta e cosa posso ottenere se voglio; se modifico un parametro so cosa accade. Non voglio dire a nessuno cosa deve fare, togliendo quella parte di esplorazione che è ciò che ha portato ad alcune delle più incredibili scoperte.

Hai dei microfoni o dei preamp che preferisci?

Vediamo, se dovessi scegliere dei microfoni che vadano bene in ogni situazione… Di sicuro un Sennheiser MKH 800 Twin, che ha una doppia capsula e può registrare in modo Mid/Side; puoi farci praticamente di tutto, ma costa davvero molto. Alcune delle registrazioni che preferisco le ho fatte con un Neumann SM 69 e due B&K 4011 per prendere l’ambiente intorno. Ma pure se un po’ fuori contesto, il microfono che preferisco in assoluto è il Microtech Gefell UM 92.1 S, che è il più grande microfono di sempre! È molto bilanciato ma anche caldo e avvolgente.

Altri microfoni che si dovrebbero considerare, oltre a quelli a condensatore, sono i microfoni a nastro, che possono offrire un’ottima alternativa su una chitarra. I microfoni a condensatore hanno appunto un condensatore che presenta una risonanza sulle medio-alte che li rende così articolati e definiti; mentre quelli a nastro hanno le alte frequenze più rotonde e costano molto meno. Ad esempio il Royer R-122 è un gran microfono e ha un pre attivo che gli consente di avere molto più guadagno; consiglio davvero di provarlo. I vecchi microfoni a nastro possono essere un po’ rumorosi, mentre i nuovi vanno benissimo e sono bidirezionali, prendono il suono davanti e dietro.

Per quanto riguarda i preamplificatori, c’è bisogno di un pre molto veloce che lasci passare i transienti senza comprimerli. Mi piacciono molto i Grace Design e i Millennia; e anche la Great River fa un pre fantastico. Non ha molto senso risparmiare su questo: il preamplificatore è la tua finestra sul mondo digitale e i pre economici tendono a essere rumorosi e a suonare ‘piccoli’ in confronto a quelli di migliore qualità; non so come dirlo ma la sensazione è quella.

Hai delle preferenze sulla distanza alla quale posizionare i microfoni?

Immagina di entrare in una sala da concerto dove suona una chitarra sul palco, non amplificata: più ti avvicini, più il suono diretto dello strumento si miscela a quello dell’ambiente; a quel punto devi avanzare ancora un terzo della distanza per avere un buon suono registrato. Conosco fonici di musica classica che usano cuffie su cui fanno affidamento e ascoltano ciò che esce dai microfoni per avere davvero l’idea di cosa verrà inciso. Considera, se stai iniziando, che di solito dovrai mettere il microfono più vicino di quanto credi.

Un’altra cosa può essere, se hai la fortuna di avere due coppie di microfoni, sistemare la seconda coppia almeno a tre volte la distanza del microfono più vicino. Conosci la regola del 3 a 1? Si tratta di questo: se i microfoni rispettano quelle proporzioni, c’è meno rischio di avere fasi e cancellazioni di segnale. Quindi, se la prima coppia è ad esempio a 30 cm, la seconda deve essere almeno a 90 cm; e poi li misceli, ottenendo così un po’ di ambiente.

E per questo poi abbiamo i riverberi. Cosa puoi dirci al riguardo?

C’è molto da dire sui riverberi. Inizierei citando dei classici: i Lexicon 480L e 960L, il TC Electronic M6000 sono degli standard assoluti; ci sono dei plugin che li replicano, ma sono molto costosi.

I plate non sono riverberi naturali: il decadimento delle note non avviene come in un ambiente e questa è una cosa da tenere in conto se vogliamo usarli su un’acustica. Sono un effetto bellissimo, ma possono non dare un suono completamente naturale. Se vuoi replicare il suono di una stanza… usa una stanza!

Si può anche giocare con il pre-delay, che è la distanza delle prime riverberazioni in un ambiente, ma bisogna stare molto attenti: i pre-delay eccessivi mi fanno impazzire, sono come il pavone che fa la ruota, ma vanno a interferire con il suono naturale. I produttori di riverberi mettono dei preset molto appariscenti – «Oh, guarda, possiamo ricreare la sala da concerto!» – con lunghi tempi di pre-delay per impressionare chi ascolta, ma alla fine vanno modificati. Io li abbasso quasi del tutto, così come uso l’attenuazione sulle alte frequenze; ormai molti plugin ce l’hanno incorporata e posso diminuire le alte sopra i 3-4000 Hz così da ridurre la plettrata o l’attacco, che può essere fastidioso.

Molti dei nostri lettori cantano e registrano la voce insieme alla chitarra. Vuoi darci qualche consiglio?

Un errore da evitare è pensare di poter usare un solo microfono per la voce e la chitarra: devi averne almeno due e avvicinarti più di quanto faresti di solito, accettando di avere un po’ di rientro. Ora, una cosa importante di cui tenere conto è la ‘colorazione fuori asse’ [off-axis coloration]: se ad esempio registro la voce cantando nel microfono da davanti, la voce sarà brillante e piena di tutte le frequenze; se mi ci metto di lato, le alte saranno molto ridotte e si avranno più medio-basse. Quando registri con due microfoni molto sensibili, il rientro della voce e della chitarra nell’altro microfono è un suono ‘scuro’ e dobbiamo essere sicuri che non influenzerà in modo troppo negativo l’altro suono. Quindi una buona regola è avvicinare i microfoni quanto più possibile e puntarli in versi leggermente opposti, per ovviare al problema. Una soluzione è quella di usare un microfono dinamico: i dinamici sono molto meno sensibili e il rientro molto minore; ci sono buone possibilità che possano andare sulla voce, anche se conviene sperimentare.

Per chiudere, potresti darci qualche suggerimento su come registrare a casa e su qualche attrezzatura dal prezzo abbordabile, se conosci qualcosa che ti ha colpito?

Per prima cosa direi di non aver paura di fare errori: divertitevi, si può sempre rifare!

Per quanto riguarda l’attrezzatura, ci sono due microfoni: l’Audio-Technica 4047 è un diaframma largo e va benissimo sulla voce, quindi molto bene anche sulla chitarra; il Neumann KM 184 è un diaframma piccolo molto caldo e dal suono davvero splendido.

Per quanto riguarda la scheda audio, conviene cercarne una che abbia dei buoni pre. Dipende da quanto si vuole spendere, ma la RME fa delle cose ottime a prezzi abbordabili.

Credo sia tutto. È passata un’ora e vorrei ringraziarti a nome della rivista per il tempo che ci hai dedicato!

Wow, un’ora! Non me ne sono accorto e rischio di fare tardi a una riunione di lavoro, scusa la fretta!

Figurati, grazie ancora del tuo tempo. Grazie a Jonathan Wyner!

Daniele Bazzani

Link a The Acoustic Guitar Show

https://www.youtube.com/playlist?list=PLdY4e9o63mEz9Z1J3bhAE1Wtd-nEGk61_

Link all’intervista a Jonathan Wyner

https://youtu.be/dic_AhRr1nc

 

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