Noi ci riteniamo una categoria?

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#IOSuONO – 2

Noi ci riteniamo una categoria?

di Massimo Varini

 Ci siamo… di nuovo. Di nuovo la categoria dei Musicisti e degli Artisti in generale è fortemente penalizzata da chiusure (parziali, temporizzate o totali). Siamo ritenuti ‘non essenziali’.

Durante il primo lockdown (mi tocca usare un termine non italiano) abbiamo assistito a cose molto diverse e anche non troppo in armonia tra loro. Mi riferisco al fatto che ci siamo sempre lamentati del fatto che i Musicisti debbano essere ‘pagati’ perché è un lavoro, mentre la maggior parte degli Artisti – e metto in questa categoria anche i Musicisti – si sono (ci siamo) impegnati per essere presenti, sempre, continuamente… gratuitamente: via ai concerti online, alle dirette a qualsiasi ora.

Ho personalmente partecipato a decine di dirette in streaming parlando dei problemi della nostra ‘categoria’: l’ho fatto in qualità di delegato dell’assemblea del Nuovo IMAIE e membro del direttivo dell’associazione Note Legali, con cui ci impegniamo – sempre a titolo gratuito e di volontariato – a dare sostegno di ogni genere ai Musicisti.

Le ‘nostre’ lamentele, intese come quelle della maggior parte dei Musicisti, sono state spesso relative al fatto che la nostra categoria è bistrattata, dimenticata, non considerata.

Più volte ho voluto ‘provocare’ reazioni e scatenare riflessioni tra i miei colleghi spiegando che in realtà ‘noi’ non siamo mai esistiti, ‘noi’ non ci riteniamo già da soli una ‘categoria’.

Ho fatto domande del tipo: quanti di noi sono realmente informati su come funzionano SIAE, Nuovo IMAIE, il sistema fiscale, l’ENPALS (ora INPS ex ENPALS)? Diritti e doveri? Come mai solo adesso che vorremmo avere una ‘visibilità’ e una considerazione da parte delle Istituzioni ci accorgiamo che, fino a quando potevamo suonare, in una band di cinque elementi forse solo uno faceva l’agibilità, salvo poi cancellarla se non si fosse presentato un controllore SIAE? Quanti, che si sono definiti ‘musicisti professionisti’, che avrebbero dovuto ricevere dallo Stato un indennizzo, hanno dichiarato più di una manciata di contributi in un anno? Ho personalmente parlato con ‘musicisti professionisti’ che in un anno hanno dichiarato meno di 10.000 euro provenienti dalla musica: quindi, al netto di costi vari e tassazione… ci si può definire professionisti o si sta vivendo di qualche altro introito?

Non parlo assolutamente di ‘valore artistico o musicale’, niente di correlato al genere musicale o alle capacità strumentali o creative, parlo cinicamente di economia prodotta, di giro e fabbisogno economico. Personalmente, se sul palco c’è un Artista, che mi piaccia la sua musica o no, pretenderei che lui e tutto il suo gruppo di lavoro goda di previdenza, assicurazioni e, a fronte di queste tutele, paghi i giusti contributi.

Durante tutte queste dirette, a volte con più di 1500 persone collegate, ho sollevato vespai parlando di questi argomenti che si possono sintetizzare così: una categoria che ha fatto di tutto per nascondersi e non pagare i tributi destinati alla categoria stessa – siano essi SIAE, ENPALS ecc. – ora vorrebbe che qualcuno tenesse conto di quello che ha nascosto.

Ho letto persone lamentare una perdita di reddito incredibilmente alta, che però… casualmente, sul modello Unico non era andata a finire. Mi spiego meglio: se affermo che per tre mesi di lavoro perso, perdo ad esempio 20.000 euro, bisogna che le mie fatturazioni o dichiarazioni dei redditi precedenti siano ‘almeno’ di 20.000 euro, perché se negli anni precedenti ho lavorato in esenzione e sono stato sotto i 5000 euro o dentro ai contribuenti minimi dei 15.000 euro, risulto poco credibile, o poco furbo, o un evasore compulsivo.

In questi mesi le diverse Associazioni che cercano di rappresentarci hanno cercato di mettersi insieme per avere una voce unica, un coordinamento che possa andare a parlare con le Istituzioni a fronte di una rappresentanza fatta di molte e molte persone. Speriamo che riescano a fare qualcosa, ma è importante ‘esistere’ e prendere parte alla vita associativa affinché le nostre voci abbiano un peso, così come lo hanno in altri Stati, dove i musicisti fanno realmente parte di una ‘categoria’ che produce economia.

In questa parte del discorso, purtroppo, la parte poetica, romantica, sognante e creativa di quella meravigliosa espressione artistica che è la Musica è messa da parte. Ma per poter fare Musica con spirito ‘leggero’, serve anche avere intorno a sé un clima, se non disteso, perlomeno coeso.

Massimo Varini

 

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