Olson James Taylor Signature

0
464

Chitarra acustica

Olson James Taylor Signature (n. 46)

di Zack il Bianco

Tra i maggiori dilemmi della nostra esistenza, c’è chi si domanda se ci sia un’altra vita oltre quella terrena, se esista la reincarnazione o il paradiso. E poi ci sono quelli come me, il cui più grande interrogativo è: «Che razza di suono può avere la chitarra acustica che accompagna da decenni la voce di James Taylor, universalmente riconosciuta come una delle più belle al mondo?» Arrivato alla soglia dei quarantatre anni, grazie alla generosità dell’amico Gabriele Buvoli, ho trovato la risposta. Ma procediamo con ordine.

Di certo James Taylor non ha bisogno di presentazioni. Da cantante-chitarrista, ammetto di averlo amato e odiato al tempo stesso: perché ho sempre invidiato quella voce così perfetta nell’intonazione, così composta ma intensa, dolce ma malinconica, con una controllata tristezza mista a un romanticismo che ha reso le sue canzoni delle autentiche poesie, in grado di materializzare i paesaggi della sua infanzia. Quella Carolina del Nord, in molte delle sue canzoni, sembra di vederla, di toccarla.

La cosa davvero incredibile e affascinante, però, è quanto la carriera di uno dei più prestigiosi liutai al mondo possa essere legata a quella di un immenso artista che suona le sue chitarre. Gli anni in cui Jim Olson riuscì a dedicarsi interamente alla liuteria, a farla diventare la sua unica professione, non sono molto distanti dal momento in cui riuscì a vendere tre dei suoi strumenti migliori a Taylor, che non solo ne rimase folgorato, ma decise di suonare unicamente questi in uno dei suoi più importanti tour nel 1991. Da quel momento i due furono inseparabili, e più saliva il prestigio di James Taylor, più acquistavano valore gli strumenti di Jim Olson, che ad oggi – in quarant’anni – ha costruito più di 1500 chitarre.

Dopo questo importante preambolo comprenderete bene perché, ancor prima di aprire la suggestiva custodia Calton custom deluxe di colore amaranto, le mani hanno cominciato a tremarmi: provare la quarantaseiesima delle cento ‘James Taylor Signature Limited’ è un’esperienza che non capita tutti i giorni. L’amico Gabry ‘scoperchia il vaso di Pandora’, mostrando questo sfavillante gioiello in legno e scintillante abalone, perfettamente incorniciato in un velluto color magenta. Dobbiamo ancora conoscerci ma mi ha già rapito gli occhi.

Balza allo sguardo la ‘O’ di Olson in abalone sulla paletta nera lucida; è come un occhio che sembra dirmi: «Attento a quel che fai!» Visto il costo dello strumento mi sembra un ottimo avvertimento. L’aspetto è imponente, per quanto le dimensioni non siano esagerate; anzi, appena imbracciata, mi colpisce la leggerezza e il bilanciamento tra corpo e manico. Il top è realizzato con uno splendido cedro dalla trama fitta e leggermente scura, mentre fondo e fasce sono in superlativo palissandro indiano per questa numero 46, come per altri complessivi 80 esemplari, mentre solo 20 di questa produzione limitata – che raggiunge in totale 100 esemplari – sono costruiti con fondo e fasce in palissandro brasiliano. È uno strumento rifinito in maniera maniacale, scintillante per il binding, la rosetta e i segnatasti a rondine sempre in abalone, ma nel complesso l’aspetto è sobrio senza risultare eccessivamente sfarzoso o pacchiano: elegante come uno smoking, direi.

Gabriele sorride come per dire: «Okay, la guardi o la suoni?» In effetti, se la rimettesse in custodia, io sarei già contento così…

Con la mano sinistra afferro il manico come il corridore poggia il piede nel campo da gara prima della partenza: con decisione e prudenza. La forma è a ‘D’ leggermente schiacciata al centro, proprio dove il mogano incontra l’acero e l’ebano: un suggestivo cinque pezzi che mi ricorda l’inconfondibile ‘striscia’ della Dodge Viper, paragone non azzardato con questa velocissima supercar dalle dimensioni contenute, visto che la scorrevolezza e l’action bassissima lo rendono adatto anche ai velocisti dell’acustica. Uno dei manici più comodi mai provati.

Il primo accordo è quasi commovente: noto subito la tridimensionalità del suono, come se non provenisse solo dalla buca, ma ne fossi avvolto. Con accordi lunghi mi è possibile apprezzare sia il grande bilanciamento del suono, con bassi rotondi e cantini brillanti, sia il sustain infinito. Il volume è generoso in relazione al corpo dalle dimensioni contenute: Jim la chiama small jumbo, un compromesso tra estrema maneggevolezza e potenza, che garantisce una dinamica eccezionale e grande versatilità. La cosa che mi colpisce di più tuttavia è la separazione tra i suoni, come ogni nota rimanga intellegibile senza sovrastare le altre, costruendo un tappeto sonoro adatto sia a stili puramente fingerpicking, sia all’accompagnamento della voce, anche con plettro.

Controllo l’accordatura e mi accorgo che le meccaniche sono rigorosamente Gotoh 510, ma con l’inconfondibile intarsio a forma di ‘O’, precisissime. In quel momento non posso fare a meno di notare, nel retropaletta, l’incredibile precisione del punto corrispondente all’estremo del truss rod, che forma una sorta di punta di diamante nel legno, proprio in mezzo alla striatura tra l’acero e l’ebano: che finezza. Il classico incastro a coda di rondine, per la giunzione tra corpo e manico, dimostra di essere una scelta vincente: probabilmente collabora nella produzione di un suono con grande attacco. Jim non lascia nulla al caso: negli anni ho ritrovato questa caratteristica in tutte le chitarre con top in cedro che ho avuto la fortuna di provare. È proprio il top a conferire questa velocità di trasmissione del suono e la prontezza nel vibrare, anche quando ci troviamo a suonare nella parte alta del manico: sulle corde alte la voce resta infatti presente e definita.

Finite le presentazioni sono già innamorato. Mi preparo per un’ulteriore prova, voglio immortalare il fantastico momento registrando il suono di questa leggendaria chitarra. Per questo test ho scelto un bellissimo microfono a condensatore a diaframma stretto, il Microtech Gefell M 200, inserito nella piccola ma potente scheda audio Apogee ONE, mentre il software del mio MackBook Pro è GarageBand. In cuffia, rigorosamente Beyerdynamic DT 880 Pro, è possibile percepire ogni più piccola sfumatura di un timbro così ricco di armonici e complesso nella sua nitidezza. Intono una canzone, nello specifico un brano che ho scritto e che trae ispirazione da Damien Rice (non me ne voglia Mr. Taylor, ma non mi sono mai azzardato a cantare una delle sue canzoni!), composto appositamente con una Lowden F-25X, anch’essa in cedro/palissandro. Ed è la prova del nove: ritrovo quell’incredibile dinamica che mi permette di addomesticare i bassi con il polpastrello del pollice e le prime corde, che si occupano di fare un controcanto alla voce, grazie al dorso dell’unghia dell’indice (tecnica presa in prestito dallo stesso Rice). Riascoltando il risultato della registrazione, rispetto alla versione con Lowden, questa è a dir poco sorprendente sia per il maggior equilibrio tra la mia voce e quella dello strumento, sia per la ricchezza del suono della Olson, che tuttavia rispetta e accompagna il mio canto senza mai sovrastarlo. Anche Gabriele resta scioccato nel riascolto della traccia audio: la facilità di ripresa di questa n. 46 è un’altra delle sue attitudini. Passeggiando per il manico, il feeling aumenta e l’unica cosa che mi viene davvero difficile è smettere di suonare.

Solo ora riesco a comprendere perché James abbia scelto proprio Olson per accompagnare la sua superba voce: c’è una grande corrispondenza tra la sua sensibilità, profondità, limpidezza vocale e quella di queste stupende creature di Jim. Un legame indissolubile tra l’artista e il suo strumento, che dando voce alla sua anima ha permesso a Taylor di creare canzoni tra le più belle di tutti i tempi.

Se anche voi vi siete domandati che razza di suono potesse avere la chitarra acustica che accompagna da decenni una delle più belle voci del mondo, la mia risposta in estrema sintesi è: emozionante!

Zack il Bianco

Scheda tecnica

Tipo: small jumbo non-cutaway

Top: cedro

Fondo e fasce: palissandro dell’India orientale

Binding: palissandro

Manico: laminato in 5 pezzi

Intarsi: loghi ‘O’ e segnatasti a rondine in abalone

Rosetta: filetto in abalone

Finiture: in abalone attorno al bordo superiore della cassa, nella fascia centrale del fondo e nel cuneo terminale delle fasce

Meccaniche: Gotoh 510 custom con involucri dorati con loghi ‘O’ intarsiati e palette nere in simil ebano

Custodia: Calton Custom Deluxe rigida con il logo ‘O’ in rilievo sul coperchio

 

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui