La Route 61 Music – Intervista a Ermanno Labianca con Graziano Romani

0
126
Francesco Lucarelli, Marcus Eaton, Ermanno Labianca, Graziano Romani, Mauro Coscia

(di Gabriele Longo / foto di Marco Molino) – Una piccola storia nello spazio di un lustro. Enunciandola così, la potremmo percepire come un’esperienza dai traguardi modesti, dallo svolgimento incerto e di basso profilo. Tutt’altro. Quelli che sono stati festeggiati l’11 ottobre scorso al Big Mama di Roma sono i primi cinque anni di attività di una piccola grande etichetta indipendente, la Route 61 Music, che ha saputo fare dell’orgoglio, della coerenza e della qualità il proprio credo artistico.

locandina-11-ottobre-DEFINITIVALa punta di diamante su cui si è incentrata la serata sono state le due uscite discografiche Versions of the Truth di Marcus Eaton – il talentuoso cantautore-chitarrista collaboratore di David Crosby – e Vivo/Live di Graziano Romani, il rocker di casa nostra che dopo oltre venticinque anni di carriera pubblica il suo primo disco dal vivo. Non solo. Altro momento di eccellenza è stata la partecipazione di un grande della scena newyorchese, quell’Elliott Murphy che a distanza di quarant’anni ha realizzato nuovamente il suo disco d’esordio, Aquashow, proprio per la Route 61, rivestendolo di nuovi arrangiamenti e recuperandone al tempo stesso lo spirito di un tempo.

For-You-2_coverIn una pizzeria romana, a pochi passi dallo studio dove Eaton e Romani hanno provato le canzoni che avrebbero suonato insieme in concerto, abbiamo incontrato Ermanno Labianca, che della Route 61 è stato il fondatore insieme a Francesco Lucarelli, Mauro Coscia e Joe Slomp. Ermanno cura personalmente la produzione e lo scouting. Francesco, oltre a occuparsi delle edizioni e in alcune occasioni di scouting e produzione, è presente anche come artista, avendo realizzato un disco di canzoni originali a suo nome (Find the Light, 2010) e avendo partecipato alla compilation For You 2 – A Tribute to Bruce Springsteen (2011). Joe, che cura il digital, a sua volta aveva inciso in precedenza due album di cover come interprete, Introducing (2000) e New Move (2009). Infine Mauro si occupa della parte amministrativa.
Con Ermanno, in compagnia di Graziani, abbiamo cercato di tracciare un bilancio del primo lustro di vita della sua creatura, un’etichetta di oggi ma con un cuore vintage e un’anima Americana made in Italy.

Ermanno, ci puoi raccontare i primi cinque anni della Route 61, che domani festeggerete al Big Mama di Roma?
E.L.: Beh, sì, i primi cinque anni di un’etichetta che un po’ casualmente, e un po’ intenzionalmente, ha prodotto un effetto domino che ha raccolto attorno a sé cantautori, artisti della canzone nordamericana che arrivano chi dall’Irlanda, chi dalla California e chi dall’Emilia-Romagna, come il qui presente Graziano Romani, nutrendo tutti una passione, il folk d’autore. Poi ognuno lo declina a modo suo. E questo ha fatto sì che negli anni – recuperando antiche conoscenze, per esempio Elliott Murphy, o le esperienze che avevo maturato con i Rocking Chairs negli anni ’80 –siano arrivate a noi figure diverse ma in qualche modo simili, appunto come Elliott che è di New York e Graziano, che è dell’Emilia-Romagna e che non a caso aveva inciso ai tempi dei Rocking Chairs proprio con Murphy.
Continuando così, sono andato a scovare una vecchia amica cantautrice di New York che si chiama Carolyne Mas, un’autrice molto brava che negli anni ’80 – quando incideva per la Mercury e apriva i concerti di Graham Parker, di Bon Jovi, di Southside Johnny – era stata etichettata, peraltro anche dal Mucchio Selvaggio, come una Springsteen in gonnella. Sono passati trent’anni, io l’ho recuperata, lei s’era un po’ perduta per strada, e l’ho invitata a produrre un disco di sue riletture di canzoni che ha amato molto. Abbiamo poi prodotto una cantautrice canadese, molto classica, molto austera, imparentata con il folk irlandese e scozzese, si chiama Kim Erickson. E quindi tutto questo catalogo di artisti crea un piccolo panorama che, in maniera molto modesta, definisco simile a quella concezione di etichetta dei primi anni ’70 rappresentata dall’Asylum, dove convivevano tanti autori che si scambiavano il materiale tra di loro.

Francesco Lucarelli, Marcus Eaton, Ermanno Labianca, Graziano Romani, Mauro Coscia
Francesco Lucarelli, Marcus Eaton, Ermanno Labianca, Graziano Romani, Mauro Coscia

Il tutto orchestrato da un direttore artistico come David Geffen, il quale faceva sì che un giovane Jackson Browne – che aveva scritto quasi per intero una bella canzone intitolata “Take It easy”, e al quale mancava lo stimolo per finirla – ci lavorasse con Glenn Frey degli Eagles e la facesse diventare quella “Take It easy” che tutti conosciamo, realizzata appunto dagli Eagles; i quali nel frattempo incidevano il brano “Ol’ 55” di un certo cantautore di Pomona, che era Tom Waits e che faceva parte della stessa etichetta. C’era Joni Mitchell. C’era Dylan, che è transitato per pochissimo all’Asylum facendo un solo disco quasi per sbaglio, Planet Waves, un disco fatto quasi per ripicca, credo, nei confronti della Columbia, con la quale erano emersi dei problemi contrattuali. Un disco che non rimane come una pietra miliare, ma che contiene “Forever Young”, che non è propriamente un brano trascurabile. Ecco, nella storia della Asylum si va a incastonare questo gioiello di canzone, che è rimasta tra le più rappresentative del gigante Dylan. Quelle forze lentamente si autoalimentavano e crearono un piccolo miracolo all’interno del mondo delle etichette. Ecco, quello della Asylum rimane un faro molto alto, a cui noi – molto modestamente, ripeto – ci rifacciamo, per coglierne lo spirito. Ci accomuna la voglia di riunire sotto un unico ombrello degli artisti con un sentire comune, che conoscendosi si raccontino delle cose. Noi ora stiamo pubblicando il nuovo album live di Graziano e quello di Marcus. I due non si conoscevano, si sono conosciuti attraverso noi, e proprio stasera, qui davanti a te, hanno provato delle canzoni che domani sera canteranno insieme. E proseguiranno in due tour che cammineranno paralleli, ma s’incontreranno a Concordia Sagittaria, nella città metropolitana di Venezia, dove fra qualche giorno saranno insieme sul palco.

Graziano, il tuo percorso artistico mi sembra effettivamente in linea con questo spirito.
G.R.: Ci saranno senza dubbio occasioni per collaborare e mettere in pratica la filosofia che ha illustrato Ermanno, perché questa rimane una filosofia molto valida, se pensi a quello che ha generato nell’esempio dell’Asylum. Tutto partiva da una passione comune. E mi viene in mente di quando gli Eagles ricoprivano il ruolo di backing band per Linda Rostadt, anche lei artista a contratto in quella etichetta; quindi ognuno era solista ma allo stesso tempo gregario di qualcun altro. Il fatto di continuare a essere sempre artisti, a prescindere dal ruolo più o meno di primo piano, e sapendo di avere una casa comune, tutto ciò era molto bello.
E.L.: A proposito di star e gregari che lavorano insieme, ti voglio parlare di Elliott Murphy. Lui indubbiamente è una star, è un artista che registra dischi dal 1972, ne ha fatti tantissimi, ha lavorato col produttore dei Doors. Però è un signore che conosciamo da venticinque anni e che, ogniqualvolta sente una chiamata da parte nostra, sa che c’è un’intenzione buona, una qualità che si manifesta, e a buon bisogno è disposto a restituire questa generosità. Sei mesi fa, Elliott ha avuto l’idea di registrare ex novo il suo album d’esordio, Aquashow, inciso con la Polydor nel 1972. Ed è entrato in studio, ha reinciso il suo album con il figlio Gaspare di ventiquattro anni a fargli da produttore, tanto la Polydor non era intenzionata a ristamparlo né a restituirgli i diritti, per cui ha voluto che quelle canzoni tornassero a essere sue. Mi ha chiesto che glielo pubblicassi ed io gli ho risposto con piacere di sì. Abbiamo lavorato un concept di copertina e il disco è uscito in Italia. Gli ho fatto un buon lavoro di promozione e quando l’ho contattato un mese fa, parlandogli della serata al Big Mama in cui avrei presentato il disco del suo amico Graziano Romani e del giovane Marcus Eaton in un clima di festa, lui non solo ha detto che sarebbe venuto, ma che avrebbe suonato una facciata intera del suo Aquashow! Ecco, questa è la forza che c’è sotto un progetto come l’etichetta Route 61 Music. Poi lascia stare la mia energia nel tenere tutti insieme, però poi c’è sempre il loro talento, la loro passione, perché senza di questo io non farei nulla. Per me un’etichetta discografica oggi è questo. Che è molto di più che fare semplicemente dei dischi, ma significa rimanere fedeli a un concept, non deviare da una linea inserendo un artista che non è affine a ciò che stai facendo. Io non cerco la cosa speciale che non assomiglia a tutti loro, ma qualcosa che sia compatibile; per cui, quando organizzo una serata, tutti possono salire sullo stesso palco. Questo, per me, è rispettare la storia della musica; perché, se stiamo qui a parlarne, non si tratta di una cosa piccola piccola…

Dal punto di vista organizzativo, la Route 61 come si muove nel mercato?
Beh, sappiamo che la nuova economia gira anche grazie a Internet, grazie ai siti web. Noi abbiamo un sito che vende direttamente i nostri prodotti: www.route61music.com. Siamo anche distribuiti da un distributore nazionale, che si chiama BTF e che ha il compito di mettere i nostri dischi nei negozi; abbiamo una distribuzione nei vari punti Feltrinelli, siamo su Amazon, iTunes, quindi siamo un po’ ovunque. Certo, se fosse per noi, pubblicheremmo ancora gli album in vinile, ma dobbiamo pure tenere gli occhi aperti. Insomma, sì, facciamo una musica che profuma d’antico ma che va anche verso il mondo di oggi.

Ci sono dei riscontri apprezzabili?
Ci sono, sì. Consentono di autoalimentarci. Parlare di guadagni veri e propri è sicuramente improprio, ma quello che guadagniamo da un progetto lo mettiamo subito nell’altro per poter continuare. Queste due ultime uscite sono in qualche modo figlie di due album che sono i nostri fiori all’occhiello: abbiamo prodotto da un lato un tributo a Bruce Springsteen, For You 2, che raccoglie gruppi italiani di roots rock, i Modena City Ramblers, Marino Severini dei Gang, il bluesman Daniele Tenca, ed è un prodotto la cui filosofia tradisce il nostro amore per quel rock americano alla Springsteen declinato nei vari aspetti che il Boss ha saputo esprimere; dall’altro lato, un tributo alla musica di CSN&Y, Music is Love, in cui ci sono Marcus Eaton e tanti folksinger americani, irlandesi. Quindi Graziano è un po’ figlio di quell’omaggio a Springsteen, con questa sua vocalità generosa, passionale, anche soul, mentre Marcus è figlio di quel tributo alla musica californiana; per cui sono espressione di due passioni musicali, che corrispondono alle due coste dell’America, la East Coast e la West Coast, che sono le passioni mie e di Francesco Lucarelli, di chi tiene le fila dell’etichetta.

MUSIC-IS-LOVE-cover

Insomma c’è un discorso coerente all’interno di questo panorama…
Ci sforziamo di portarlo avanti. Con una punta di orgoglio possiamo raccontare che quando ci siamo seduti e abbiamo organizzato il tributo a CSN&Y, siamo stati soprattutto Francesco ed io a tenere insieme la creazione del cast: da una parte con i suoi contatti quali Eaton, Graham Nash e la famiglia del West, dall’altra con i miei contatti dell’East, come Elliot Murphy e Willie Nile, abbiamo coinvolto tanta gente e siamo molto fieri di poter dire che anche una signora come Judy Collins, che è dentro la storia di CSN&Y in maniera fortissima, ha accettato di registrare un brano espressamente per noi. Ha registrato con Tony Levin al basso “Suite Judy Blue Eyes”, una canzone che era stata scritta proprio per lei. Questa è la nostra piccola storia nello spazio di un solo lustro.

Gabriele Longo

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui