ScuolacusticA (2) – L’insolita routine

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La rubrica “ScuolacusticA” è un piccolo spazio, una sorta di blog (per dirla tecnologicamente), dove gli insegnanti delle diverse sedi di ScuolacusticA, la scuola di Fingerpicking.net, cercheranno di dare consigli o soltanto degli spunti di riflessione, su tutto ciò che circonda il mondo di chi – con uno strumento – trascorre la quasi totalità del proprio tempo.

(di Tonino Tomeo) – Se dovessi creare una FAQ delle domande che più spesso gli allievi mi pongono, l’argomento che tratto in quest’articolo NON sarebbe nemmeno in ventesima posizione. E per me questo è assolutamente incredibile!

Mi spiego: «Voglio suonare velooooooooce» mi dicono; oppure: «Voglio suonare “Cannonball Rag” come Tommy!» E nel porsi questi meravigliosi obbiettivi, spesso gli allievi non tengono conto del cammino necessario per raggiungerli.
Sia chiaro, per come la vedo io, se esiste un carburante davvero efficace per ottenere progressi nello studio della chitarra, è proprio la voglia di ‘suonare come’, per cui non mi faccio mai problemi a usare questa spinta motivazionale e a renderla utile didatticamente. Certo, non è sempre facile prendere un brano, smontarlo nei suoi elementi essenziali e usarli come veri e propri esercizi di tecnica. Ma siamo onesti, chi di noi non ha iniziato a suonare con il riff di “Smoke on the Water”, o con “Back in Black”? Chi riusciva a farlo a orecchio e da autodidatta, imparava tecniche rock blues senza nemmeno saperlo!

Il ruolo dell’insegnante, dunque, è anche quello di dare un metodo di lavoro che consenta progressi costanti. Basta chiarire che non esiste la pillola miracolosa, il Viagra della tecnica chitarristica: bisogna essere come degli atleti, esercitarsi con criterio, direi scientificamente, e soprattutto tenere sempre sotto controllo i progressi giornalieri in vista di un obbiettivo.
Ecco che se l’obbiettivo finale sarà quello di suonare “Back in Black”, da insegnante dovrò ‘smontare’ la parte di chitarra e usarla per creare degli obbiettivi intermedi raggiungibili più facilmente.

È incredibile come un riff così semplice possa dare lo spunto per insegnare dalla cosa più elementare, come gli accordi aperti, al bending, agli hammer-on e pull-off, al controllo del palm muting con il suono distorto, oltre naturalmente al senso ritmico e alla gestione del timing.
Stessa cosa vale per la chitarra fingerstyle: saremo comunque alle prese con decine di piccole ma importantissime tecniche, racchiuse a volte in un paio di battute di un brano.

Prendiamo ad esempio “Windy and Warm”: questo brano sembra semplice semplice, ma secondo me ha un livello di difficoltà superiore anche a “Cannonball Rag”, che resta di maggiore impatto per la sua velocità e per le celebri variazioni create da Tommy Emmanuel. Ma provate a tirare giù la parte in La maggiore di “Windy and Warm” così come la suona Chet Atkins…

Allora io propongo: studiamo i brani progressivi del nostro programma, e iniziamo a tirare giù un po’ alla volta alcune frasi di “Windy and Warm”, come se fossero esercizi di tecnica: uniamo due utili aspetti.

Sta all’insegnante far capire che alcuni esercizi di tecnica sono indispensabili, ma bisogna saper scegliere – tra le centinaia esistenti – solo quelli che hanno una reale utilità. Lo dico da tempo pensando a me quando studiavo: ero diventato mostruosamente veloce negli esercizi di tecnica, facevo gare tra me e i lick di famosi shredder, ma poi – all’atto pratico – bastava un “All Blues” a medio tempo per vedere tutta l’inutilità della mia fulmicotonica tecnica… che depressione!

Tornando alla nostra routine, il mio consiglio è di usare un quaderno e appuntare gli argomenti di studio, prendendo nota di tutti gli elementi utili e necessari. Facciamo un esempio:
– Ogni buona routine dovrebbe partire dagli esercizi di stretching e riscaldamento, in modo da evitare di spingere subito a freddo, rischiando di farci male: partendo dalla schiena, e procedendo verso le spalle, braccia, avambracci, polsi e infine dita; sono sufficienti pochi minuti. Un qualunque programma di riscaldamento da palestra può andare bene, anche se ci sono alcuni esercizi mirati che si possono trovare abbastanza facilmente su YouTube, anche fatti da me.
– Continuerei con degli esercizi di indipendenza per le dita della mano sinistra: ce ne sono tanti e partono da livello zero, fino ad arrivare al livello ninja. Anche qui possono essere sufficienti pochi minuti, ma ricordate che stiamo parlando di un chitarrista che si esercita almeno quattro volte alla settimana.
– Di seguito procederei con le diteggiature per la mano sinistra, indispensabili per ricreare in poco tempo tutte le possibili sequenze di movimenti che la mano sinistra si troverà ad eseguire, coordinandosi con la mano destra, sia se si usa il plettro, sia se si usano le dita. Va senza dire che tutto questo deve avvenire in compagnia del nostro amico più fidato: il metronomo! Ed è proprio questo uno degli elementi di cui dobbiamo prendere nota sul quaderno: quale esercizio eseguire, da che tempo siamo partiti oggi, e a che tempo siamo arrivati.
– Lo stesso tipo di procedimento lo uso per scale, arpeggi di accordi e tutto quello che è single strings.

A questo punto mi concedo 10-15 minuti di svago, durante i quali suono qualunque cosa mi venga voglia di fare, o magari provo a suonare a orecchio un tema o un motivo che mi piace. Mai prendersi solo sul serio… e anzi, se si studia per ore, sarebbe buona regola distrarsi un po’ ogni 45 minuti circa.

Ma di cose da fare, se vogliamo fare sul serio, ce ne sarebbero tante: lettura, ear training, improvvisazione, studio del repertorio, armonia; e il tempo non è mai abbastanza, soprattutto per chitarristi che hanno un lavoro, una famiglia o semplicemente una settimana ingolfata da palestra, corsi di lingua, boy scout, corsi di chef o semplicemente – a volte capita anche ai chitarristi – una vita.

E allora qual è la soluzione? Semplice, prima di tutto basta essere realisti sui propri obbiettivi: poniamoceli alti, ma non impossibili; e poi rendiamoci conto prima e bene, di quanto tempo abbiamo a disposizione da dedicare alla chitarra. Fatto questo, trovo molto utile fare come in palestra e creare una routine che, ad eccezione di pochi elementi fissi, ci dia varietà di esercizi ad ogni sessione.
Per esempio, se un giorno studio scale e sequenze, non farò le diteggiature; se studio le triadi e i drop chord, per affinità mi dedicherò agli studi dedicati alla mano destra, in modo da unire le due cose, magari applicando i banjo rolls alle triadi. Tutto questo è infinitamente più facile se si è seguiti da un docente, ma se si è molto motivati e perseveranti, si può fare da soli, magari REGISTRANDOSI, così da poter avere un punto di vista un po’ più oggettivo sui nostri progressi. E ricordandosi che bisogna sforzarsi sempre di far suonare, anche un esercizio, come il brano più bello del mondo.

Ripeto, questo è un esempio, e una routine che funziona per Tizio, non è detto che vada bene per Caio.

Per concludere, una parte importantissima non l’ho scritta: ascoltavo a ripetizione, e lo faccio ancora adesso, pochi brani per volta cercando di cantarne le parti: il tema, gli assoli e le linee di basso; a volte cercavo di improvvisare a voce sull’armonia così come la ricordavo. In questo modo riesco a esercitarmi anche mentre cammino o faccio altro. Vi assicuro che anche se a volte sembro uno schizofrenico a piede libero, poi quasi sempre quando prendo la chitarra… la differenza la noto.

Tonino Tomeo
Insegnante di Avellino

 

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