Acoustic Guitar Village – Le masterclass di chitarra

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(di Corrado Pusceddu / foto di Corrado Pusceddu) – Anche quest’anno, nonostante il trasferimento a Cremona, l’Acoustic Guitar Meeting – ora Acoustic Guitar Village – non ha mancato di offrire agli appassionati chitarristi acustici l’opportunità di confrontarsi con due dei maggiori esponenti mondiali dello proprio strumento prediletto. Soïg Sibéril e Franco Morone non hanno certo fatto rimpiangere i seminari degli anni scorsi, anzi hanno arricchito ulteriormente – grazie alle loro peculiarità relative a tecnica e repertorio – il già più che variegato mondo dei seminari per chitarra acustica che si è, negli anni, sviluppato attorno alla storica manifestazione promossa e coordinata dall’impareggiabile Alessio Ambrosi e dai suoi collaboratori.

Soïg, francese ma orgogliosamente bretone, ha portato la sua raffinatissima tecnica sui legati eseguiti magistralmente con la mano sinistra, la sua fluida e precisa pennata realizzata con la mano destra, di chiara influenza bluegrass, e il vasto repertorio di danze bretoni, e più in generale ‘celtiche’, eseguite sulla sua Martin inevitabilmente accordata in DADGAD. Franco, una ‘vecchia’ conoscenza che non ha certo bisogno di presentazioni, ha pervaso il seminario col suo inconfondibile gusto negli arrangiamenti e nella ricerca del suono e della ritmica, che più si adattano ai brani oggetto della sua continua e inarrestabile ricerca musicale.

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L’approccio dei due maestri è stato differenziato: Soïg ha privilegiato l’aspetto legato all’apprendimento immediato dei singoli brani, di difficoltà media, mentre Franco si è concentrato maggiormente sugli aspetti scalari, armonici, e sui criteri di arrangiamento impiegati per i suoi brani.

I due maestri si sono distinti per disponibilità, umiltà, esperienza, rare capacità tecniche, sapiente perizia nella conduzione del seminario, tutte doti che hanno dato luogo a un entusiasmo raramente riscontrato nelle passate esperienze seminariali. Anche il gruppo dei partecipanti si è dimostratro coeso e interessato a obiettivi comuni, pur se con approcci differenti dovuti a esperienze di carattere personale dalle origini più disparate; interesse e partecipazione che, attraverso domande e richieste di chiarimenti coerenti con gli argomenti trattati, hanno contribuito a rendere gli incontri ancor più stimolanti, appassionanti e coinvolgenti.

Da non trascurare il lato umano degli incontri: Soïg è un personaggio sorprendente, dalla simpatia e dalla ilarità travolgente e contagiosa, qualità che inducono buon umore e allegria in chiunque abbia modo di incontrarlo. Franco, dal canto suo, è un musicista di grande generosità e intelligenza che, oltre ai preziosissimi consigli tecnici, non lesina battutte e barzellette di carattere chitarristico-musicale che mettono alla berlina vizi, difetti, debolezze e luoghi comuni spesso diffusi nell’ambiente della sei corde.
Dunque i seminari dell’AGV si rivelano sempre più un’esperienza musicale e umana dai tratti ogni volta nuovi, singolari e avvincenti, da consigliare soprattutto agli appassionati di chitarra acustica, ma anche a chi può essere interessato all’aspetto semplicemente ludico o ‘antropologico’ della disciplina e dei suoi massimi interpreti mondiali.

La masterclass di Soïg Sibéril

soig-siberil_520Soïg ha superato con successo la soglia dei sessant’anni. È nato a Parigi il 1° febbraio 1955 ed è un francese di cultura bretone da parte di padre. Già appassionato di chitarra dall’età di diciotto anni, a metà degli anni ’70 si stabilisce definitivamente nella sua regione di origine: la Bretagna centrale. Da subito si fa rapire dal fascino delle musiche tradizionali per danza, cantate o strumentali, delle diverse regioni della Bretagna, tanto da divenirne presto uno dei massimi interpreti, armonizzandole in maniera originale sulla chitarra acustica accordata in DADGAD.
Nell’ambito del seminario ha scelto un approccio molto semplice e diretto: ha individuato una serie di brani del suo repertorio, alla portata dei più, e ha accompagnato i partecipanti, passo passo, verso un apprendimento graduale degli stessi. Ha esposto i brani, inizialmente, così come dovrebbero essere eseguiti, precedendo l’esecuzione con notizie sulla provenienza e la derivazione dalle danze di riferimento, per poi passare all’esecuzione lenta dei singoli passaggi delle due sezioni previste per ogni singolo brano trattato. Soïg ha infatti spiegato che le musiche bretoni prevedono sempre – scandendo con forza e ironia, quasi fosse la regola aurea, semplice ma efficace, di quella musica – due sezioni ripetute secondo lo schema AABB.

Il fatto che la regola sia semplice non implica, necessariamente, che le esecuzioni siano banali o noiose, perché la forza delle melodie e degli arrangiamenti, che introducono variazioni e fioriture adeguate, è tale che il brano assume spesso l’aspetto e il fascino di una piccola suite. Di frequente le due sezioni presentano differenti tonalità, una in maggiore e l’altra in minore, aspetto anche questo che contribuisce a dare maggiore variabilità alle interpretazioni. Quando, oltre alla chitarra, sono previsti altri strumenti come biniou, bombarda o organetto, le due sezioni danno ancora maggiori possibilità di sviluppare l’intensità del brano, pur mantenendo una efficace continuità tematica.
In origine, le danze bretoni erano spesso cantate con la tecnica ‘responsoriale’, di chiamata e risposta. Oggi questo genere di esecuzioni possone essere validamente accompagnate dalla chitarra acustica, accordata in DADGAD, che contribuisce a creare atmosfere particolarmente piacevoli all’ascolto.

Attualmente Soïg adotta esclusivamente l’accordatura di cui sopra. È un validissimo chitarrista nella tecnica del fingerpicking come pure in quella del flatpicking, abilità quest’ultima che ha consolidato nei primi anni della sua carriera chitarristica, quando era appassionato di bluegrass.
Dal punto di vista pratico Sibéril ha aperto il seminario con un brano alla portata di tutti, una canzone – ma lui non canta – originaria della Bretagna centrale, una regione chiamata Loudéac. La melodia, che si intitola “Le long du bois”, nell’arrangiamento di Soïg ha un andamento – per sua definizione – un po’ ‘barocco’. È un brano semplice in fingerstyle, di cui il maestro ha fornito la tablatura ai partecipanti e che non sfugge alla regola della struttura AABB, un primo assaggio delle atmosfere bretoni che ha permesso a tutti di afferrarne l’essenza, sia con l’udito che con le mani. Elemento fondante per l’esecuzione di questo brano, ma più in generale di tutto il repertorio di Soïg, è l’utilizzo delle legature ascendenti e discendenti (hammer-on e pull-off) eseguite solo con la mano sinistra, tecnica che consente una maggiore velocità, scorrevolezza ed efficacia di esecuzione. Soïg ha insistito molto su questo argomento, invitando tutti a utilizzare e sviluppare queste potenzialità che consentono, tra l’altro, di liberare la mano destra che può contemporaneamente essere impiegata nella produzione di altre sonorità, quali percussioni, tapping, armonici e così via.

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Nella regione del Loudéac è presente anche un’altra danza, la “Ronde de Loudéac”. A differenza dell’Irlanda, in Bretagna le danze o le melodie non sono contraddistinte da una denominazione particolare, ma prendono spesso semplicemente il titolo di “Danza di…”, riferito alla regione di provenienza. Nella fattispecie si tratta di un ballo tondo o ‘in cerchio’, uno dei balli a catena più diffusi in Bretagna, che si esegue con dei passi fissi, in maniera molto energica, tenendosi le mani per il mignolo. Questo brano è più complicato del precedente per una maggior presenza di legati, che si rendono necessari a causa della più rilevante velocità della danza. Può essere cantato con la tecnica responsoriale o accompagnato da biniou e bombarda. Soïg utilizza una chitarra dall’action molto bassa, che gli consente di eseguire i frequenti legati in modo molto efficace e agevole.
Come riportato in precedenza, spesso si utilizza la possibilità di legare assieme più brani che mostrano una certa compatibilità, per dare un maggior respiro e variabilità alla suite che ne scaturisce. In questo frangente Soïg ne ha dato dimostrazione legando alla “Ronde de Loudéac”, in tonalità maggiore, un “Rond de Loudéac”, in minore. Il rond in minore è risultato tecnicamente più impegnativo della ronde, ma la performance di Soïg ha mostrato in maniera molto efficace le ampie potenzialità offerte dal vasto repertorio di melodie e danze locali, che legate ad altre danno nuova vita e vivacità alle stesse.

In seguito si è passati a trattare la tecnica del flatpicking grazie all’esecuzione di una “Danse plinn”, un’altra danza in cerchio eseguita tenendosi per mano con gli avambracci sollevati e con dei passi molto ritmici ed energici. La danza, in tonalità di Re minore, prevedeva l’esposizione del tema suonata col plettro e un accompagnamento ad accordi. Gli accenti, di fondamentale importanza, seguono il battito dei passi di danza. La melodia è sempre la stessa e, nell’esecuzione delle ripetizioni, è opportuno introdurre delle variazioni che non stravolgano il tema. L’accompagnamento, anch’esso in accordatura DADGAD, è risultato molto incisivo e dal sapore moderno seppur coerente con la tradizione.
Tornando alla tecnica del fingerpicking, Soïg ha mostrato una giga di origine scozzese dal titolo “The Hills of Glenorchie”, con la melodia eseguita in fingerpicking e l’accompagnamento ad accordi tenuti, dalle sonorità blueseggianti. La difficoltà maggiore del brano sta nelle presenza di alcune terzine che vanno eseguite velocemente con l’unghia del pollice. A titolo dimostrativo Sibéril ha poi esposto una bellissima slow air, a cui ha legato la giga precedente: l’effetto è stato come sempre splendido.

soig-siberil_402Il venerdì mattina si è chiuso con l’esecuzione di un brano in tapping, dove Soïg ha espresso tutte le sue abilità e potenzialità. La sezione di sabato si è aperta invece con una marcia, non militare, dal titolo “Ton Jean Marie Plassart”, che in origine era una gavotta, rallentata per essere trasformata in marcia. Con la solita struttura AABB, anche questo brano era in origine cantato. L’arrangiamento, di tipo barocco con molte variazioni e abbellimenti, che purtroppo la tablatura fornita dal maestro non prevede, si apre con una terzina e prosegue con un andamento arpistico e gli accordi spesso sgranati. Per mezzo delle variazioni si cerca di riprodurre, in parte, ciò che viene normalmente eseguito da altri strumenti o dalle voci dei cantanti. La prima parte (AA) in genere è più facile della seconda (BB). Anche in questo caso Soïg lega alla marcia una gavotta di montagna, un’altra danza da eseguire in cerchio, per creare una piccola suite. La gavotta, che è il suo brano preferito poiché proviene dalla sua regione di origine, non è stata trascritta per non correre il rischio di ripetere sempre le stesse frasi: secondo Soïg, infatti, è introducendo fioriture e variazioni che si riesce a mantenere vivi questi brani. Egli confessa, inoltre, che quando arrangia un brano privilegia l’aspetto melodico piuttosto che quello dei bassi, che rischiano di distogliere l’attenzione nei confronti della melodia: la semplicità e la bellezza delle melodie deve avere sempre la priorità. D’altra parte non utilizza accordi di tipo jazzistico, che dice di non conoscere (ma non ci crede nessuno…).
Tornando al plettro, con pennata alternata, si affrontano due “Ronds de Saint-Vincent”, il primo in Re maggiore e il secondo in Re minore, una sorta di bluegrass bretone molto stimolante e piacevole. Sono ancora dei brani dagli accenti molto evidenti e di non facile esecuzione. Anche in questo caso si tratta di una tipica danza a catena, da fest-noz (‘festa notturna’), eseguita con movimenti ampi ed energici delle braccia. È da suonare con due chitarre: tema e accompagnamento.
Il brano successivo è “Trugarekaat men dous” (‘Grazie di avermi amato’), una melodia commovente seguita da una danza del Sud, “Les ridées du printemps”, accompagnata al tempo di 6/8. La regione del Sud è famosa per la presenza delle melodie più belle di tutta la Bretagna.

Soïg è un musicista raffinato e sensibile, che non lesina generosità. Ci ha messo a disposizione il materiale in tablatura e si è reso personalmente disponibile per mostrarci ogni singolo passaggio. La sua grandezza si evince da come si pone nei confronti di chi gli sta di fronte, sempre disponibile e gentile, pronto a rispondere in maniera esaustiva a tutte le richieste di approfondimento. Per chiudere in bellezza ci ha mostrato i segreti del suo armamentario musicale, che prevede l’utilizzo di diversi pedali, il più interessante dei quali è quello che gli consente di mandare in loop le note che utilizza per simulare il bordone delle cornamuse. La dimostrazione delle potenzialità di questo apparato tecnico si sono materializzate con l’esecuzione di un bellissimo reel irlandese.

Grazie Soïg!

Corrado Pusceddu

 

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