“Acoustic Tellers – 14”: Una giornata con Marcus Eaton

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(di Francesco Manfredi) – Marcus è un ragazzo biondo sulla trentina, come tanti americani che si incontrano in centro a Roma intenti a visitare i monumenti. La sua visita a Roma però si svolge tra gli amici di Velletri che lo ospitano e i concerti in quartieri periferici o semicentrali, che offrono veramente poco a livello estetico e artistico. D’altra parte i locali di musica dal vivo sono sempre meno, e quelli che propongono musica inedita si contano sulle dita di una mano. Approfitto del fatto che uno di questi locali, l’Asino che Vola, è proprio sotto casa mia, per chiedere a Marcus di passare da me per un’intervista stile “Acoustic Tellers”, con chitarra in braccio e mattoni alle spalle.

Marcus-Eaton
Accetta volentieri, mi raggiunge con il suo amico Gianluca di Velletri, mi suona un po’ di canzoni e mi racconta il suo percorso. Il livello chitarristico è altissimo, e le canzoni rendono benissimo in questa veste minimale e acustica. Nonostante i suoi trascorsi rock, anche grazie ai consigli di David Crosby, che lo ha voluto come chitarrista nel suo ultimo album e tour americano, Marcus sta sempre più abbandonando la chitarra elettrica in favore della sua Martin con pre Fishman Aura, che in teoria ricrea anche con il jack il suono di una chitarra microfonata in studio. In realtà il pickup comprime la dinamica e modifica il transiente d’attacco, per cui anch’io con il mio pre Fishman Aura a pedale ho sempre faticato a ottenere un suono veramente acustico.

Il problema in pratica però non sussiste, perché siamo già al soundcheck giù all’Asino e Marcus tira fuori una pletora di pedali, per cui sono subito chiare le intenzioni di far guerra alla purezza del suono. Ma, credetemi, anche con quintali di delay, chorus, riverbero e flanger le canzoni di Marcus arrivano. Certo non per tutti, c’è anche chi trova tutta la sua tecnica eccessiva e, non capendo i testi in inglese, si annoia un po’… Ma l’entusiasmo generale della sala è alto e Marcus coinvolge il pubblico nei suoi blues e nelle sue cover di Michael Jackson. Anche qui qualcuno storce il naso: come si permette di stravolgere “Billy Jean”? Semplice, è un artista eclettico, può piacere o meno, ma questa è la strada giusta, ne sono convinto. Basta con i cantautori alla Bob Dylan e alla De Gregori, gli originali saranno sempre insuperati, che senso ha imitarli?

Si è fatto tardi, devo andare, raccolgo le telecamere mentre tutti chiedono il bis. Se questa puntata monografica vi piacerà, faremo anche noi il bis. Forse a questo livello di chitarrismo sarà difficile, ma consigliateci anche voi artisti che vi piacerebbe vedere intervistati. Grazie per essere dei chitarristi e dei cantautori, e grazie per averci seguito fin qui.

Francesco Manfredi
www.youtube.com/fungosound

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PUBBLICATO
Chitarra Acustica, 04/2014, p. 8