Enzo Gragnaniello – Misteriosamente

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Misteriosamente_coverSuoni ancestrali, ritmiche cadenzate – eco della Madre Africa –, melodie della tradizione napoletana, voce graffiante, dolente, che amplifica la dimensione spirituale della sua musica. Quella di Enzo Gragnaniello nel suo nuovo CD, Misteriosamente.
In questo progetto il cantautore napoletano (tre volte vincitore della Targa Tenco) entra in contatto con la sfera più intima dell’ascoltatore rifacendosi a un’idea di etnia universale, lontana da ogni riferimento ‘folkloristico’ o strumentale. Il suo è un richiamo antico alla dignità di ogni essere umano nel suo sentire autentico. «Questo album» racconta Gragnaniello «non è un disco basato sui virtuosismi strumentali o vocali, bensì un album fatto di canzoni dirette che non vogliono passare per gli ‘uffici della razionalità’, ma parlare direttamente allo spirito, con la parte essenziale delle persone: il cuore e la sensibilità. I testi parlano di passione, di amore, di disagio interiore ma anche della voglia di vivere, che ti porta alla riflessione e a riscoprire tutti i valori che abbiamo e che non riusciamo più a ricordare o a vedere».
L’album conta dodici brani tutti firmati da Gragnaniello, tra i quali spiccano “Misteriosamente”, cantato in duetto con Raiz degli Almamegretta, e “Quale futuro vuoi”, interpretato con Nino Buonocore. La chitarra, anzi le varie chitarre presenti (classica, acustica e anche elettrica), sono spesso suonate dallo stesso cantautore con discrezione e sentimento al tempo stesso. La sua essenzialità nel modo di suonarle dà forza al discorso interpretativo facendo al contempo percepire una rotondità, un’intenzione affatto trascurabili, ponendolo in quella cerchia interessante di cantanti-autori che si ‘accompagnano’ con le seicorde non facendole semplicemente vibrare, ma conferendo loro un senso artistico in sintonia con la musica e i testi. Le altre parti di chitarra, quelle più virtuosistiche, sono affidate a Piero Gallo (anche alla ‘mandolina’) in “Guardo il mare”, la citata “Misteriosamente”, “Amore pezzente”, “Il viaggio di un amico” (l’unico brano strumentale); a Gennaro Porcelli in “L’erba cattiva”, “Chi sa’ si è overo”; a Jack Fontanarosa in “Senza più Maria”.
Un bel disco, con una sua identità forte, fatta di rispetto per le proprie radici, di passione ‘sussurrata’, di orgoglio di appartenere a una cultura, la napoletana, che sa trasformarsi senza rinnegarsi mai.

Gabriele Longo

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