domenica, 28 Novembre , 2021

Un’idea, un concetto, un’idea…

Un’idea, un concetto, un’idea…

Sono in cerca di un’idea.

Qualcosa d’innovativo che mi permetta di suggerire cosa fare.

Da qualche tempo converso piacevolmente al telefono con colleghi chitarristi – ‘piacevolmente’ è un eufemismo: gli argomenti trattai sono tutt’altro che piacevoli; di piacevole c’è solo il rapporto di amicizia che mi lega a molti di loro – e qualche volta usiamo Zoom o Skype, perché vedersi di persona sembra impossibile. Non tanto per limiti legislativi, ma soprattutto per mancanza di occasioni.

La domanda è sempre la stessa: «Che facciamo?»

Molti hanno nuove composizioni pronte per essere stampate su fiammanti CD. Ma quando mi viene chiesto se ha ancora senso pubblicare un CD, non so cosa rispondere. Anzi, so benissimo cosa rispondere e cosa rispondo: «No, non ha più senso!»

Sono soldi sprecati. La pubblicazione di un CD è solo un vezzo che ci possiamo permettere poiché i costi di produzione si sono notevolmente abbassati. Ora è possibile stampare cinquanta copie senza glass master e, con un paio di euro a copia, forse anche meno, possiamo realizzare la nostra nuova pubblicazione. La domanda successiva è sempre la stessa: «A cosa servirà?»

Ecco, l’idea che cerco è un’idea su come utilizzare il prezioso supporto.

Ma non solo.

Perché la variante possibile (in tempo di COVID impariamo a usare nuovi termini…) è quella di Spotify. E di conseguenza tutto il mondo digitale che l’accompagna, dove esiste ogni cosa. Una sorta di mondo sospeso tra realtà e fantasia, dove sei tra i grandi, ma non sei un grande e non ci guadagni nulla. A dire il vero anche i ‘grandi’ sembra non facciano profitti degni di nota…

Allora rimane un’alternativa: eseguire le composizioni dal vivo: un teatro, un club, anche una semplice birreria potrebbero fare al caso nostro. Ma non si trova nulla e, in pochi fortunati casi, il pubblicò è più interessato al vitto che alla musica.

Allora che si fa? Questo è l’argomento di cui tratto con i colleghi chitarristi. Abbandonare suona come una sconfitta. Proseguire profuma di incoscienza. Ci vorrebbe un’idea, una di quelle epocali, che diano alla nostra musica il senso e il rispetto che merita. Ma non so trovarla. Sarà la stanchezza, l’età o la disillusione, che mi portano a un realismo esagerato, a una valutazione negativa del futuro.

Però: mai smettere di sperare, mai smettere di sognare, mai smettere di cercare. Ora è il momento di credere, di agire, di rischiare. Incoscienti e audaci, come quanto a quattordici anni pensavamo di poter cambiare il mondo e spesso ci sembrava di riuscirci.

Il prossimo mese sarà Natale e quest’anno, per la prima volta dopo tanto tempo, scriverò la mia letterina. Non ho bisogno di tanto, solo di un’idea, una semplice idea.

Buon fingerpicking!

Reno Brandoni

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