Il lago salato e il mare dolce

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Ho sognato che i laghi diventavano salati e il mare dolce. Se ciò accadesse veramente, pensate che disordine: trote e triglie sarebbero confuse, patirebbero l’indecisione su quale acqua frequentare. Sì, perché entrambe le immagino indecise e costantemente perplesse. I lucci poi guizzerebbero tra i faraglioni di Capri, seguiti da carpe (per affinità del nome con l’isola partenopea) e cavedani. Razze, meduse e polpi passerebbero il loro tempo risalendo fiumi e torrenti. I tonni più arditi, in compagnia dei delfini, rallegrerebbero quel ramo del lago di Como, che volge a ponente…

L’inversione dei luoghi creerebbe la necessità di un adattamento. Ma la natura vede e provvede, dà a tutti una possibilità, permettendo – grazie all’accettazione – l’adeguamento.

Sembriamo distanti da una simile eventualità. Ma in realtà, in natura, questa è già in atto. Una simile condivisione di luoghi e ruoli appartiene al mare, al luogo in cui convivono in equilibrio il maggior numero di etnie della terra: lì dove tutto ha avuto origine, dove il cambiamento e l’integrazione non ha fatto mai paura, anzi ha creato ulteriori opportunità all’evoluzione. Dal mare, la natura si è spostata ovunque, invadendo e conquistando spazi inaspettati.

Accettare il cambiamento sembra una cosa intelli- gente. Tuttavia, stranamente, spesso non appartiene al popolo più evoluto, che rigetta ogni mutazione, ogni differenza, anche la più semplice come il colore della pelle.

D’estate, tutti noi ci abbronziamo grazie al sole. Però è una variazione temporanea, accettata e apprezzata, al contrario di quella determinata dalla pigmentazione scura e definitiva, che non permette la serena accettazione dell’altro, timbrandolo come diverso.

Ma c’è una differenza nel mondo tra chi porta gli occhiali e chi non ne ha bisogno? O tra i mancini e i destri, tra i grassi e i magri? Sembrerebbe di no. Ciò nonostante anche queste ‘categorie’ – nel tempo, e purtroppo ancora oggi – sono state vessate: ricordo epiteti come ‘quattrocchi’, ‘duecapelli’, ‘storto’ (per i mancini), ‘piatta’ (per le donne senza seno), ‘bombolo’ – o il più etnico ‘arancino’ – per quelli in sovrappeso…

Be’, diciamo che il mondo dei cretini non si è mai estinto. E, su questa differenza, mi sentirei di osare una pesante e ossessiva discriminazione.

Lasciatemi andare nel mare aperto lungo la costa. Lasciatemi risalire i fiumi fino alla sorgente. Lasciatemi la libertà di essere ora triglia ora trota, adattandomi all’ambiente che mi circonda, condividendo spazi e natura. Lasciatemi essere libero di essere.

Buone vacanze e buon fingerpicking!

Reno Brandoni

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