mercoledì, 22 Settembre , 2021

L’arte della pesca

L’arte della pesca

Tanti anni fa – ma tanti, quand’ero ancora un ragazzino – girava una di quelle battute stupide ma geniali. Raccontava di un pescatore fermo sulla riva del fiume con una canna, ovviamente da pesca. Un signore, di quelli che non hanno niente di meglio da fare che rompere le scatole al prossimo, si avvicina al pescatore assorto nei suoi pensieri e gli chiede: «Prende qualcosa?» Il pescatore, ripresa un attimo coscienza, lo guarda e distrattamente risponde: «Sì, un crodino».

Bene, non ricordo se la bevanda fosse proprio quella, ma la battuta non cambia il suo significato con qualsiasi altra bibita, foss’anche un caffè o – proprio per sfrondare ogni dubbio – una granita con panna e brioche. Ovviamente la storiella è di una banalità abissale, ma è stata riproposta più volte anche in diversi sketch televisivi. Evidentemente conserva una sua genialità intrinseca, non facilmente individuabile.

Provo a spiegarla in due modi differenti. Il primo è quello legato alla pura ‘battuta’: quella frase d’impatto spiazza l’interlocutore e sorprende l’ascoltatore. È evidente che, se vedi uno pescare e gli chiedi se prende qualcosa, sei curioso di indagare sul suo bottino di pesca; certamente non sei interessato a conoscere o, ancor meno, a soddisfare un suo desiderio gastronomico. Ecco perché la battuta dovrebbe far ridere: per l’imprevedibilità della risposta.

Ha invece radici più filosofiche la seconda spiegazione, di cui mi professo – lo confesso orgogliosamente, ma umilmente a testa china – l’autore. Ora vi spiego.

Sono un appassionato pescatore dilettante e la mia scelta di vita, di trasferirmi in una cittadina marina, in piccola parte è ispirata da questa passione.

Pescare non significa ‘catturare’. Si tratta di due verbi diversi, anche se l’uno può sembrare connesso all’altro. Ma non è così! Pescare può comportare una cattura, ma non è una conseguenza obbligatoria. Si potrebbe pescare anche senza esca, senza nessun amo, e l’attrattiva della pesca non cambierebbe il suo fascino fatato. Una volta, a Costa Mesa in California, ho visto  – e invidiato – un signore pescare in laguna su una canoa. Era ormeggiato in un luogo dove risultava evidente l’impossibile presenza di qualsiasi tipo di pesce. La canoa era piena di casse di birra, una ghiacciaia e una gigantesca radio. Evidentemente, pur se teneva una lenza in mano, la cattura di un pesce era il suo pensiero più remoto.

Pescare è un’arte, una filosofia: un viaggio nel silenzio e nella speranza, nell’immaginario dei sogni. Ti immergi in un mondo onirico, dove la ‘cattura’ del pesce talune volte può diventare fatica, disturbo imprevisto da gestire, che fastidiosamente ti riporta a una materialità non più proprietà della pesca, ma della cattura. Che è tutt’altra cosa!

Ecco allora la possibilità di collegare un senso serioso alla storiella sciocca con la battuta: «Cosa prende?» Per chi domanda – che sicuramente non è un pescatore, altrimenti non farebbe la domanda – la pesca si identifica con la cattura; mentre per il ‘vero’ pescatore, che aborre l’idea secondo cui «Prende qualcosa?» possa fare riferimento alla cattura, la domanda così posta si identifica come una gentile proposta da parte di un generoso offerente.

Perché questa filosofia è importante? Perché aiuta a comprendere che l’atto non deve necessariamente arrivare alla sua conclusione per avere un senso. La soddisfazione può risiedere nell’atto stesso e non nella finalità del suo compimento. Cosa significa? Che se suonate la chitarra, lo fate perché il suono dello strumento vi dà soddisfazione sempre e comunque. Non è la velocità, l’abilità dimostrata o il giudizio degli altri a rendervi felici, ma il fatto stesso di suonare, sempre, in ogni luogo, in ogni occasione. Perché suonare vi porta altrove, e quell’altrove è il vostro mondo. L’esibizione è un’altra cosa e certe volte, con il suo fine, rende vano il principio.

Ora devo andare, perché sento una canna tremare: non vorrei aver catturato qualcosa. Di solito è uno scoglio, ma non si può mai sapere. Lo scoprirete il prossimo mese.

Buon fingerpicking!

 

Reno Brandoni

 

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