James Taylor – Before This World

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BeforeThisWorld_coverDopo tanti successi oggi sono un vecchio in evoluzione”. Dopo ben 13 anni dall’ultimo suo album di inediti – quel October Road che sfoggiò perle come “On The 4th Of July” e “My Traveling Star” – James Taylor pubblica un nuovo disco con pezzi originali, Before This World. Sarà disponibile anche in una special-edition comprendente il Cd più un Dvd, There We Were: the recording of James Taylor’s Before This World, con trenta minuti di immagini inedite e interviste all’autore e ai suoi ospiti, in testa Sting e il violoncellista Yo-Yo Ma.
Il cantautore di Boston rappresenta veramente uno di quei rarissimi casi in cui l’essere se stesso fin dagli inizi della carriera – il lontano 1968 con l’album di debutto James Taylor prodotto da Paul McCartney per la Apple – e non aver cambiato sostanzialmente una virgola in termini di forma e contenuti nel corso di oltre 40 anni, non ha minimamente scalfito la freschezza e l’appeal nei confronti di un pubblico, via via sempre più vasto, che al contrario gli ha riconosciuto un valore artistico e umano sempre crescente, confortato proprio dalla conferma che ‘JT piace e si ama proprio perché non cambia mai’.
L’album contiene nove titoli originali, e un decimo che è una versione di una melodia popolare, “Wild Mountain Thyme”.
I suoni, gli arrangiamenti, i magnifici ‘turnisti’ che suonano con lui, perfino lo studio di casa in Massachusetts, con Davce O’Donnell come produttore, sono gli stessi. Tutto suona con levità, con il giusto groove, con quel mirabile equilibrio tra gli accenti in levare della chitarra di James e l’architettura sonora degli altri strumenti, a rinnovare ‘quella’ piacevolissima pasta sonora su cui poggia ‘quella’ voce baritonale dalle sfumature soul che, anche lei, non è stata scalfita dal tempo.
Nelle note di copertina dell’album c’è una considerazione di Taylor che descrive bene l’intensità di rapporto professionale con i propri compagni musicisti. “Quando decido di registrare una nuova canzone, ho un’idea, con l’orecchio della mente, di come dovrebbe suonare. E’ raro che il prodotto finito rispecchi interamente ciò. Questa volta sono completamente soddisfatto: ognuna di queste dieci canzoni si trova dove deve stare”.

Gabriele Longo

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