Shank Instruments Bloom

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Chitarra acustica

Shank Instruments ‘Bloom’

di Gabriele Cento

Non potevo sperare in un impegno più piacevole per ricominciare a interagire col mondo esterno dopo la quarantena. Mi sono recato presso Ground Custom per un test della nuova nata di casa Shank, la particolarissima ‘Bloom’. Una chitarra che si impone con l’autorità di un’opera d’arte agli occhi di chi la guarda e regala un suono ricco di personalità a chi l’ascolta. Iniziamo la prova con il punto di vista del costruttore Emanuele D’Alò o, se preferite, Mr. Shank.

LA PAROLA AL COSTRUTTORE

Ciao Emanuele, parlaci del tuo marchio e della tua storia come liutaio.

Professionalmente nasco una decina di anni fa – ora ho cinquantun anni – nel momento in cui mi sono accorto che la passione e l’interesse verso la costruzione di strumenti musicali, da molto più tempo coltivati solo per diletto, si era fatta cosa seria. Ho deciso di cimentarmi nell’avventura professionale e di mettermi in gioco. Facevo tutt’altro mestiere, in un settore completamente diverso da quello in cui opero adesso. Shank Instruments è una piccola realtà artigiana e mi piace definirmi semplicemente un guitar maker appassionato. Ho iniziato, in una prima fase, con la costruzione di una serie di strumenti, chitarre e bassi elettrici, decisamente ispirati ai grandi classici, ma marcatamente customizzati e reinterpretati nelle finiture e nell’uso dei materiali. Più recentemente ho deciso di dedicarmi prevalentemente alla costruzione di strumenti acustici e semiacustici, archtop possibilmente, sotto il segno dell’innovazione e di una visione nuova.

Cos’è Ground Custom?

Iniziato il percorso liuteristico, ho aperto inizialmente un laboratorio a Milano, per poi avviarne un altro da due anni, appena fuori la cintura milanese, condiviso con due colleghi, Ross Liuteria e Molinelli Guitars: Ground Custom, un laboratorio di liuteria sui generis concepito non unicamente come laboratorio operativo, ma anche come luogo per l’esposizione degli strumenti e di aggregazione tra gli appassionati. Una struttura dove si possa anche suonare dal vivo e organizzare piccoli eventi musicali. È un posto che consideriamo speciale, un luogo in cui nascono gli strumenti e nello stesso momento in cui si vive, ci si riunisce e si suona.

Qual è il concept dietro il modello ‘Bloom’?

‘Bloom’ è la realizzazione concreta di un’idea che avevo in mente da tempo. Non ho mai avuto dubbi, e ultimamente ho più certezze, sul fatto che la missione della liuteria moderna debba essere quella di una spinta innovativa verso forme nuove di creatività, anche radicali, che possa offrire prodotti unici e il più possibile irripetibili. Troppe volte, ascoltando casualmente i commenti tra i visitatori delle fiere di settore, che auspicavano vanamente proposte maggiormente innovative da parte di noi costruttori, mi sono sentito definitivamente nella condizione di voler sperimentare qualcosa di nuovo. Memore dei lavori di un artista che ho sempre amato, il pittore e scultore Armand Fernandez detto Arman, e ispirato da una sua opera che ho avuto nel salotto di casa, ho maturato l’idea di ‘destrutturare’ la forma di uno strumento, in questo caso una L-5, ricavando all’interno del perimetro della sua cassa armonica delle camere satellite comunicanti con la cassa centrale. L’idea, e l’auspicio, era quella di riuscire a rendere, nel suo insieme, la molteplicità sonora generata dai singoli elementi. Non avevo idea di come avrebbe ‘suonato’ e, a dire il vero, non avevo nemmeno idea se avrebbe suonato qualcosa. Chi l’ha provata, sostiene fermamente che l’esperimento sia riuscito in pieno. La tecnica di costruzione è quella tipica delle chitarre acustiche.

IL TEST

Estetica. Lo strumento non passa assolutamente inosservato: tutte le finezze dell’acero marezzato sono ben evidenti sul corpo. Di gran valore estetico – oltre che fondamentale per la riuscita del progetto – la scelta di collegare il modulo centrale alle camere attraverso dei piccoli raccordi circolari in palissandro; si crea l’illusione che questi ‘satelliti’ siano realmente in orbita gravitazionale intorno al corpo centrale, dentro al quale il manico si inserisce con una soluzione armoniosa: un tassello a forma di scudo, di un bellissimo ebano, posizionato in continuità dopo l’ultimo tasto. Il manico in mogano ha uno shape di tipo ‘D’, morbido e caratterizzato da una tastiera in ebano la quale fa sfoggio di un intarsio in abalone. La tastiera scura crea un bellissimo contrasto con il lucido dei tasti nickel silver. Sulla paletta è presente un filetto di legno di pioppo che la divide in due parti e che ben si sposa con il tono della copertura in acero sottostante, ulteriormente arricchita dal look delle meccaniche Gotoh 510; come tutte le Shank, anche la paletta della ‘Bloom’ vanta una moneta in vero argento, elemento di gran pregio. Il copri truss rod, anch’esso in ebano, completa l’opera. Troviamo poi un ponte in palissandro a forma di bocca, con ai lati due piccole sfere di madreperla nera che denotano ulteriormente la ricerca estetica. I satelliti, di un bel colore rosso, sono arricchiti da fenditure che vanno affusolandosi, conferendo una certa leggerezza al design. Protagonista del fondo è senza dubbio l’acero, che con le sue marezzature è sempre in grado di stupire. Sia il corpo che i satelliti, entrambi completamente cavi, presentano un interessante gioco di binding: sulla cassa B/N/B e sui satelliti N/B/N; anche intorno alle fenditure è stato realizzato un leggero svaso verso l’interno, il quale è stato lasciato del colore naturale dell’acero.

Feeling. Appena imbracciata si prova un certo comfort e si capisce immediatamente che si sta maneggiando uno strumento importante. Il manico accoglie bene la mano e, in generale, spessori e pesi sono contenuti. Perviene l’idea di una chitarra da utilizzare con una certa attenzione, ma senza che sembri fragile o troppo delicata per essere suonata con frequenza: al contrario, questa chitarra chiede di essere suonata! Se fate uso delle tecniche percussive, tuttavia, è possibile che non sia lo strumento adatto a questo stile. Si percepisce una certa ‘assenza di controllo’, dato che il design dello strumento ha richiesto un sistema per nulla invasivo: non ci sono infatti controlli di volume o tono; sono operazioni che andranno eventualmente delegate a unità esterne come pedali o mixer. Nonostante questa particolarità, apprezzata da alcuni e opinabile per altri, l’esame del feeling è superato a pieni voti!

Suono. La prova inizia da spenta: inizio a suonarla eseguendo alcuni classici in Travis picking e, in un tempo molto breve, ci rimango di sasso. Il suono sembra venire da un’altra epoca: fermo, sordo al punto giusto e con una bella personalità. Inizio già a immaginare di posizionare un bel microfono a ridosso della mano destra per ottenere una registrazione old style. Magari lo farò in un’altra occasione – penso tra me e me – mentre prendo consapevolezza che suonarla da spenta non è faticoso, e questo è molto positivo. Spero si sia capito che sto cercando di descrivere un suono alternativo: qualcosa di vicino a quello che sentireste uscire da una archtopda spenta.

Per il test da accesa ho collegato lo strumento direttamente in una cassa PA attiva. Adesso si cambia musica, letteralmente; suonando alcuni brani in fingerstyle mi sembra di avere in mano una chitarra diversa: è moderna, stabile, silenziosa. Il sistema Mi-Si Acoustic Trio – con trasduttore L.R. Baggs – si rivela affidabile: suonarla ‘in purezza’ è molto divertente. Questo trasduttore regala inoltre un tocco di tecnologia allo strumento: funziona infatti con un sistema di ricarica; la si può collegare a una presa di corrente attraverso l’alimentatore fornito, e una ricarica di 60 secondi assicura fino a 16 ore di funzionamento. La gamma dei suoni è completa, trovano spazio le dinamiche lievi come quelle più forti. Mi scappa un sorriso di gioia appena mi rendo conto che ho posizionato la cassa a circa due passi di distanza: sto suonando a volume sostenuto e nel campo non c’è pericolo di Larsen. Sono riuscito a innescarne a malapena uno, solo dopo aver volutamente suonato delle frequenze ‘pericolose’ e portato lo strumento a distanza ravvicinata dalla cassa. Me la sono cercata. Cerco di rimettere insieme le idee: vedo l’oggetto e immagino un certo suono; quando lo provo scopro invece che è completamente diverso e senza dubbio migliore delle mie aspettative.

Ricordo che per questo test è disponibile un demo video/audio, il quale è stato registrato senza nessuna alterazione della sorgente.

CONCLUSIONI

Il test mi lascia una sensazione positiva e un sentimento di grande stima per l’artigianato Italiano, il quale mi ricorda ancora una volta di cosa è capace. Sono contento del suono che ho sentito, delle sensazioni che ho provato suonando questa chitarra. Nonostante ciò ho comunque delle osservazioni da fare: premesso che già in corso di costruzione la ‘Bloom’ è stata acquistata e quindi completamente personalizzata, durante la prova ho sentito la necessità di un capotasto più ampio (46 o 47 mm) e di tasti più grandi. Inoltre ho la curiosità di scoprire come suonerebbe con una scala diversa, più lunga. Magari ne verrano altre!

Gabriele Cento

 Si ringrazia Shank Instruments per aver messo a disposizione lo strumento per la prova.

 Scheda tecnica

Tipo: chitarra acustica custom

Costruttore: Shank Instruments – Via Moroni, 19 – 20146 Milano (MI)

www.shankinstruments.com

IG: @shank_instruments

Scala: 24.75”

Larghezza al capotasto: 44,5 mm

Corpo, fondi e fasce: acero

Manico: mogano

Manico: a ‘D’

Tastiera: ebano

Capotasto e Ponticello: osso

Tasti: 20

Amplificazione: Mi-Si Acoustic Trio

Meccaniche: Gotoh 510

Vernice: acrilica bicomponente

Prezzo: € 3.700 (IVA inclusa)

 

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