Menaggio 2016 – Intervista a Gigi Cifarelli

0
63

È sempre un piacere ritrovare Gigi Cifarelli nei nostri festival di chitarra, un artista che mai si risparmia nei suoi concerti dal vivo, offrendo in egual misura talento e passione, perizia musicale e coinvolgimento emotivo. Così come incontrarlo per un’intervista significa trasformare un confronto professionale in un dialogo a viso aperto, in uno scambio profondamente umano, dal quale ci si ritrova senza accorgersene intimamente arricchiti.

Gigi Cifarelli - foto di White Bird
Gigi Cifarelli – foto di White Bird

Ciao Gigi, grazie di aver accettato il mio invito a questa chiacchierata per i lettori di Chitarra Acustica. Vorrei partire col parlare… di chitarre! In particolare di una certa Eko Signature a tuo nome.
Sì, la chitarra è in fase di realizzazione e spero che uscirà entro Natale. Sarà uno strumento di assoluta credibilità, soprattutto perché sostenuta e seguìta in ogni minimo particolare da uno dei liutai più accreditati e creativi che ci siano in Italia, Roberto Fontanot.

Quindi questo è già una garanzia.
Certo, è una garanzia, perché anche se la chitarra è prodotta in Cina, lui fa avanti e indietro da quel paese e segue tutta la produzione, compresa la scelta dei legni e tutto il resto.

Parliamo di una chitarra acustica, vero?
Sì, una chitarra acustica. Secondo me la chitarra acustica è una chitarra che ha molta più personalità di una chitarra elettrica o elettroacustica. Proprio perché tu ci metti le mani e produci un suono naturale, reale. Poi che tu la possa amplificare, vabbe’, lo richiedono certi contesti, però ciò non toglie che l’origine del suo suono sia naturale.

A che punto è attualmente la realizzazione della chitarra?
Guarda, recentemente ero giù alla Eko e ho visto il prototipo. È ancora grezza, col manico staccato dal corpo. Ma penso che a fine novembre lo strumento sarà pronto per il lancio promozionale prima che arrivi Natale.

Partendo dalla chitarra acustica, la prima associazione che mi viene è parlare con te di James Taylor, che tu hai citato tra i musicisti/chitarristi/cantanti come un tuo riferimento giovanile importante. Cosa mi puoi dire in proposito?
James Taylor  è appartenuto a un mio momento intenso, lungo e adorato, perché è stato quello dell’amore per la West Coast in genere. Sono stato sempre innamorato di Crosby, Stills & Nash, ho ascoltato Gene Parsons, i Byrds, Jackson Browne, una marea di artisti di quel mondo che ho profondamente amato. James Taylor, a differenza degli artisti che ti ho citato, che sono rimasti sostanzialmente nell’ambito della country music e di quel mondo lì, è andato oltre quel genere e ha affrontato dei brani legati alla tradizione jazzistica, come “My Romance” o come quel duetto bellissimo con Nathalie Cole nel disco James Taylor at Christmas [2006], dove fanno “Baby, It’s Cold Outside”. Lui è uno che negli arrangiamenti, con l’andare del tempo, ha mescolato il suo tipo di sensibilità con degli elementi musicalmente molto più evolute, no? Nel disco Gorilla c’è la presenza di musicisti come Michael Brecker…  Già allora lui andava a prendersi degli strumentisti che sapevano suonare a livello altissimo, che gli andavano ad arricchire le atmosfere…

Steve Gadd alla batteria…
Sì, tanta gente. Poi, oltretutto, a questo aggiungiamo la caratterizzazione assoluta della sua voce, che ha un timbro particolarmente…

Nasale…
Più che nasale, di naso e gola… [canticchia l’inizio di “You’ve Got a Friend” imitando la voce di Taylor]

Ah, lo imiti perfettamente! Se dovessi riprendere qualcosa dal repertorio di James Taylor, lo renderesti benissimo!
Beh, io ho una voce molto grossa, molto profonda, molto diversa come tipo di estrazione. Però anche lui mostra una caratteristica che amo molto, quella di essere molto bluesy nel modo di esporre le melodie. Lui ha una grandissima sensibilità e uno dei livelli di intonazione più pazzeschi che si possano sentire in un cantante.

cifarelli_8

E che ne pensi di JT chitarrista?
Chitarristicamente è uno che ha sensibilità, è delicato e usa la chitarra soprattutto per cantare e suonare delle cose che ama suonare e cantare… Voglio dire: non è un chitarrista come David Bromberg o Leo Kottke, se prendi dei chitarristi che si muovono in un contesto simile al suo…

Dei chitarristi che sono tecnicamente più dotati…
Ma non userei questa espressione, non mi piace, perché a volte la usano nei miei confronti. Probabilmente sono dei chitarristi che hanno dedicato nella propria vita tanto tempo per essere più avanti… io uso questa espressione: è gente che ha raggiunto più ‘confidenza’ con lo strumento. Certamente tu non avrai mai una padronanza assoluta dello strumento, perché non basterebbe vivere mille vite. Poi la chitarra è uno degli strumenti più poliedrici della terra. A me sai come piacerebbe suonare come Paco de Lucía, come Leo Kottke o come quei chitarristi brasiliani pazzeschi? Oppure, cambiando completamente registro, come Van Halen? Anche se passassi tutta la vita a studiare uno di questi maestri, finirei inevitabilmente per inaridirmi, perché se nella vita non vivi, se non sai dare una collocazione parallela alle emozioni della vita di tutti i giorni, legate a qualsiasi cosa, alla convivenza, all’amicizia, allo sport, alla bellezza, alla coscienza e alla consapevolezza di quanto sei ‘stupido’, di quanto sei ‘ignorante’ nonostante tu possa studiare dalla mattina alla sera qualsiasi cosa, se non crei questo collegamento, cosa te ne fai di una destrezza pazzesca su uno strumento?

Gigi Cifarelli - foto di Roberto Priolo
Gigi Cifarelli – foto di Roberto Priolo

Concordo Gigi!
Tu hai visto come interagisco sul palco con i miei compagni musicisti? La musica e la comunicazione tra musicisti scaturiscono da una situazione empatica, dall’armonia che si instaura con le persone che hai intorno, e anche con il pubblico che ti sta davanti. Sulle note di copertina di un mio disco scrissi anni fa: «I vostri applausi sono la mia benzina!» [Io c’ero – Live at Scimmie, 2009]. Vedere gli altri che stanno bene nell’ascoltarmi, fa star bene me!

È uno scambio alla pari: il musicista che si diverte sul palco trasmette energie positive al pubblico, che a sua volta gliele rimanda indietro. Il pubblico apprezza l’autenticità di un artista in quel momento, con la sua storia fino a quel momento…
Certo! Infatti quello che hai detto adesso mi fa dire anche che sono anni e anni che non studio più la tecnica, che ho addirittura rinunciato a star lì a dimostrare quanto sia cresciuto il mio livello, che sarà ancora più alto fra due o tre mesi… no, io prendo lo strumento solo quando vado a suonare in giro! Semmai, la crescita sta nella consapevolezza, nella comunicazione, nell’intensità, nell’essenzialità, nel riuscire a condensare in qualcosa di semplice tutto quello che ti accade nella vita. Chi suona con me sa che ogni mio concerto fa storia a sé. In un altro concerto, quegli stessi pezzi suoneranno diversi. Tutto questo porta i musicisti che la vedono come me a suonare, e non a fare dei ‘gesti’…

Ho notato che durante il concerto, in un paio di casi, hai dato dei suggerimenti di arrangiamento lì per lì, poco prima di iniziare a suonare il pezzo.
Sì, è proprio quello che dicevamo poc’anzi. Certo, i miei musicisti sono bravi, ma si sono anche abituati a questo, perché la prima volta che uno si trova in una situazione simile, si sente spiazzato: è come volare sul trapezio senza avere la rete sotto. Quando capisci che puoi cadere senza farti male, l’energia va a mille. In questo modo i musicisti che suonano con me si sentono parte attiva della mia musica, la sentono propria, possono suonare con la loro personalità. Quello che non voglio è che tu, batterista che suonerai con me dal vivo, pretenda di suonare come il batterista che ha suonato nel disco. Io voglio che tu suoni quel pezzo proprio come lo senti tu. Poi, se a me non piace la tua scelta possiamo parlarne. Però, non cercare di suonare come quell’altro musicista altrimenti suoniamo male, perché tu non sei ‘tu’ che stai suonando e io non sto godendo di quello che fai, perché quello che stai suonando non ti appartiene.

È un riconoscere la capacità dell’altro e nello stesso tempo dargli una responsabilità maggiore.
Certo! Quando un mio pezzo è suonato da musicisti che lo sentono nelle loro corde, è un pezzo credibile. Altrimenti no. Poi, chiaramente, il pezzo può essere suonato ancora meglio, se l’intesa è eccellente. Ma ripeto, alla base ci deve essere quello che ho detto prima.

Gigi, ti piace suonare da solo sul palco?
Sì, a me piace suonare da solo. In quel caso suono con la gente che ho davanti!

Quale strumento usi in questo caso?
Suono sia con l’Ibanez GB200 BST ‘George Benson’, sia con la Eko MIA 018 acustica o con l’altra Eko classica con corde di nylon, se faccio cose più latine o pezzi tratti dalla tradizione napoletana che adoro.

Bene Gigi, qui mi dai lo spunto per chiederti come coniughi questa tua capacità di avvicinarti agli accenti dei dialetti italiani con la propensione che dimostri di avere verso il chitarrismo alla George Benson, verso la fusion in generale?
La familiarità nei confronti di George è legata al fatto che siamo entrambi figli di Wes Montgomery. Parlando di jazz, però, c’è un aspetto che mi differenzia molto da Benson: è che io ho anche una vita da chitarrista rock, cosa che lui non ha. Nel mio background c’è il rock, la musica country, il blues di Chicago in particolare, quei musicisti che ho molto amato come Duane Allman, Dickey Betts, Mike Bloomfield, Mick Taylor, quelli che suonavano proprio blues, quelli della ‘famiglia’ di John Mayall, quel modo ‘ignorante’ di suonare la chitarra, quel modo che ti permette di essere padrone dello strumento senza neanche sapere dove metti le mani. E poi, credo di avere un tocco molto più intenso di quello di Benson, molto più profondo, molto più ‘mediterraneo’. Insomma, da buon cuoco, nel frigo ho un bel po’ di sapori da usare!

cifarelli_7

Gigi, ci puoi dire qualcosa riguardo alla tua esperienza di turnista, per esempio con Mina?
I miei turni nei dischi, in generale, non sono mai stati turni da ‘robottino’! Quando venivo chiamato, per qualsiasi disco io abbia fatto e con chiunque l’abbia fatto, mi dicevano: «Ascolta il pezzo… Cosa ci faresti?» E io rispondevo: «Ci farei questo, questo e quest’altro»… Per Mina ho suonato nel disco Uiallalla in pezzi come “Chitarra suona più piano” e nel disco Ti conosco mascherina, mi ricordo in “Franz”, un pezzo che ho riarmonizzato completamente lì al momento, dove suono con Candelo Cabezas alle percussioni e Riccardo Fioravanti al basso. Suonammo in diretta, seduti su un divanetto nella sala regia…

Insomma, sei riuscito a creare un’atmosfera informale anche nella situazione asettica di uno studio di registrazione…
Ma sai, io riesco a lavorare solo in questo modo. Sono riuscito a creare anche lì una dimensione tipo jam session. Ecco, mi viene in mente che una volta, in una situazione dal vivo, di jam session appunto, un critico mi disse che la cosa bella che notava era che, quando salivo sul palco, lo riempivo anche se non suonavo… un complimento bellissimo per me!

Grazie della bella chiacchierata, Gigi, un arrivederci a presto.

(g.l.)

 

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui