Music China 2016 – Dal grande bazar alla Golden Era

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(di Reno Brandoni) – Il mercato si muove velocemente, ma siete disposti a fare dodici ore di volo? Arrivati a Shangai troverete un luogo dove il concetto di velocità è obsoleto, il futuro è adesso ed è tutto on time. Rispetto alla mia prima visita (Chitarra Acustica, novembre 2013), quando la grande fiera Music China non era che poco più di un bazar, oggi le cose sono molto diverse. Si sta perdendo quell’atmosfera da mercatino rionale per approdare a una qualità: classe, professionalità ed eleganza, che ormai a pieno titolo la fanno competere con il NAMM Show e la Musikmesse. Con una differenza sostanziale a suo favore: l’entusiasmo.

Provate a girare tra i padiglioni di Los Angeles o Francoforte: vedrete espressioni deluse, quasi depresse, infinitamente lontane dall’ottimismo imprenditoriale che dovrebbe accompagnare ogni impresa. A Shangai è diverso, si ha voglia di fare, di crescere. Tutto è movimentato da una grande curiosità: si copia e anche tanto, ma iniziano a emergere i primi progetti originali, idee alcune volte strampalate, altre volte veramente innovative. Proprio lì ho incontrato il ‘seme’ delle Effedot. Oggi, per chi vive di musica, questo è il luogo da non trascurare per conoscere cosa sarà il nostro domani.
La dimensione della fiera e il numero degli espositori non hanno pari. Certo potrebbero essere organizzati un po’ meglio nella loro disposizione, ma già i padiglioni schierati per classi merceologiche sono di un grande aiuto per il visitatore, che ha le idee ben chiare su cosa vedere. Forse leggermente sacrificato risulta il padiglione Italiano, e quello di altri stati come Spagna, Germania, Francia. Di sicuro questi agglomerati nazionali rendono economicamente più accessibile la partecipazione dei vari espositori, ma si distaccano dalla classificazione merceologica con cui è strutturata la fiera. Per cui, se il padiglione W3 era il regno degli strumenti a corda, per visitare i nostri amici liutai Paolo Coriani, Davide Serracini e Fabio Bonardi, bisognava spostarsi al lontano Padiglione E4, dove aveva sede la comunità italiana con arpe, violini e altri strumenti di liuteria. Spostarsi da un padiglione all’altro non è cosa semplice, la dimensione della fiera costringe a lunghe e faticose scarpinate.

Gavino Loche con Tommaso e Stefania Galli

La nostra base di appoggio quest’anno era al Padiglione W4 presso lo stand di Galli Strings, dove Tommaso Galli e la moglie Stefania sono sempre disponibili e gentili, permettendoci di lasciare zaini e giubbotti in modo da avere un cammino più agevole. Iniziamo proprio da lui per parlare di una novità interessante: le nuove corde per il fingerstyle al nickel, create in collaborazione con il nostro Gavino Loche. Ed era proprio Gavino ad attirare, come sempre, un pubblico numeroso con le sue accattivanti esibizioni.
Altro gradito incontro è stato quello con un altro nostro collaboratore, Dino Fiorenza. Io e Dino, pur avendo interagito per la realizzazione del suo Manuale di basso percussivo, non ci siamo mai incontrati in Italia, ma sempre in qualche altre parte del mondo come Los Angeles e Francoforte. Infatti quest’anno, quando gli hanno confermato che sarebbe stato dimostratore per la Markbass alla fiera di Shangai, mi ha subito telefonato, certo che ci saremmo incontrati di nuovo. Dino ha suonato su tutti i palchi importanti della manifestazione, il suo piglio aggressivo ma simpatico lo rende sicuramente un’attrazione da non perdere.

Dino Fiorenza

Certo che, tra tanti amici internazionali, non si può non notare come buona parte degli espositori inizino a utilizzare endorser locali, quasi tutti di giovane età: cantautrici di dieci anni che si accompagnano con un valido fingerpicking, o ragazzini di otto anni utilizzati come dimostratori di batterie e pianoforti. Vi posso garantire, dei veri virtuosi in erba. E vi avverto: se la vostra strada – come attrattiva degli spettacoli in cui siete protagonisti – è quella dell’abilità tecnica, state bene attenti, state per essere sommersi da un numero indefinito di virtuosi, che faranno impallidire i più atletici musicisti. Meglio ritornare alla melodia e alla musica, che sono ‘talenti’ difficilmente replicabili.

Reno Brandoni con Effedot mancina

Lo stand della Acus era presso il proprio distributore cinese. Come al solito, si è chiesto aiuto ai manager dell’azienda per avere in prestito qualche attrezzatura da usare nelle varie esibizioni, cosa della quale ringraziamo la ditta marchigiana per la cortese disponibilità. Lo stesso distributore cinese presentava le chitarre Mayson, strumenti di interessante qualità, utilizzando come proprio dimostratore il noto RafQu, che ormai si muove in Cina con frequenza e destrezza.

Non è mancato l’incontro con l’amico Nazzareno Zacconi, che invece proponeva nel suo spazio demo le chitarre Savena. Nello stesso padiglione non poteva mancare l’incontro con Schertler e Duilio Salvucci, a parlare del successo – anche sulle Effedot – del loro pickup magnetico.

Duilio Salvucci allo stand Schertler

E parlando di pickup non poteva mancare l’incontro con Roberto Fontanot, eccellente liutaio, guru dei sistemi di amplificazione per chitarra, ma soprattutto grande amico. Il suo Omnia della Heart Sound sta incuriosendo i mercati di tutto il mondo e, a breve, faremo anche noi un test per verificarne qualità e maneggevolezza.

La Recording King presentava come sempre l’immenso suo catalogo, che si apre anche alle chitarre resofoniche. Tante belle chitarre… certo, poche Martin, Taylor, Collings o Larrivée, ma sicuramente numerose alternative molto interessanti in termini di qualità e soprattutto di prezzo. Se fossi un manager di quelle aziende blasonate, guarderei con preoccupazione questo mercato, anche per quanto riguarda la liuteria, sempre più precisa e di qualità-
Elettronica, pedalini, accessori, corde e quant’altro, potete immaginare, erano presenti in maniera esagerata. Idee di vario tipo, dal cavo jack luminoso per il palco al reggichitarra portatile, che si chiude e finisce nella custodia. Preamplificatori ed effetti di ogni natura. Di alcuni siamo riusciti a conquistare alcuni campioni, e ci ripromettiamo di effettuare delle prove a breve.

La città risulta sempre più affascinante e metropolitana. Girare la sera diventa quasi faticoso, con le strade piene di gente e ristoranti sempre più affollati, segno di un evidente benessere emergente. Una passeggiata sul Bund come sempre chiude la nostra visita in questa terra, che sempre di più condizionerà il nostro futuro. Le premesse per la prossima edizione sono ancora più aggressive. Occhi aperti.

Reno Brandoni

 

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