mercoledì, 5 Ottobre , 2022

Musica Muta: Un duo strumentale che canta

Madame Guitar

Musica Muta

Un duo strumentale che canta

di Gabriele Longo / foto di Riccardo Bostiancich

Siamo ancora a Tricesimo nella seconda giornata, sabato 25 settembre, del festival Madame Guitar, e ho appena finito di ascoltare il set di un duo chitarristico di grande impatto e musicalità: Musica Muta. È formato da due giovani chitarristi perugini, Rachele Fogu e Michele Rosati, che con le loro chitarre acustiche, due splendide Maton EBG808, sviluppano un sound pieno, ricco di dinamiche, picchi, cambi di tempo, inserti, contrappunti, il tutto giocato sull’alternanza di ruolo solista/accompagnatore, così da sviluppare una ricchezza armonica e melodica di assoluto pregio. Il pubblico ha avvertito fin dal primo approccio queste peculiarità, tanto da non aver sentito minimamente la mancanza della voce umana – e da qui la scelta del loro nome – anche in quei pezzi che propongono hit famose cantate e che, nella loro versione, suonano e ‘cantano’ alla grande.

Possiamo partire subito da quella che appare come la caratteristica peculiare del vostro duo, un’organizzazione delle parti basata su un’alternanza di ruolo tra solista e accompagnatore.

Michele Rosati: Sì, di solito i nostri ruoli prevedono l’accompagnamento da parte mia e le frasi melodiche o gli obbligati solistici da parte di Rachele. Io offro una base armonica e ritmica per poter poi creare delle tessiture melodiche. Noi nasciamo come duo acustico che suona cover rivisitate, per cui il nostro obiettivo all’inizio era quello di ‘togliere la voce’: non avevamo bisogno del cantante. I temi li facciamo noi con le due chitarre: Rachele ha il ruolo della voce e io quello… della band!

Rachele Fogu: È proprio una questione di suoni: ci organizziamo con la corposità di suono della chitarra di Michele, mentre utilizziamo il mio – più medioso – per uscire meglio nelle parti solistiche. Poi pian piano, con i nostri ultimi brani originali, abbiamo iniziato a riconsiderare melodia e accompagnamento meno come elementi da tenere divisi, bensì tendendo a rimescolarli, a tenerli meno separati e netti rispetto ai nostri ruoli iniziali.

M.R.: Certo, questa evoluzione è partita dalla composizione dei brani originali che fanno parte del nostro primo CD, Musica Muta. Crescendo il nostro affiatamento, sono cresciute anche le idee che ci sono venute e il modo di utilizzare le chitarre. Di conseguenza la  barriera netta, accompagnamento da una parte e solista dall’altra, si è andata via via assottigliando, per cui è stato piacevole riuscire a integrarci ancora meglio. Spesso, anche se non sempre, contaminiamo anche con qualche pedale, con qualche sonorità, qualche loop creato al momento, qualche percussione di piccoli fraseggi.

Oggi mi sembra che abbiate suonato tutto dal vivo.

M.R.: Sì, sì, tutto dal vivo, giusto un po’ di riverbero.

In effetti la vostra descrizione l’ho ritrovata puntualmente laddove, quando avete eseguito per esempio “Je so’ pazzo” di Pino Daniele o “Il rock di Capitan Uncino” di Edoardo Bennato, i due ruoli erano più distinti trattandosi di pezzi originariamente cantati; mentre i brani “Tra” e “Suda-merica” – due titoli originali del vostro CD – avevano già un arrangiamento espresso con più libertà, pensato nell’evoluzione da voi descritta prima.

M.R.: Sì, certo. Spesso il suggerimento compositivo viene da Rachele, e da lì partiamo per mettere poi ciascuno il suo, cercando di capire cosa voleva l’altro e integrare con dei propri suggerimenti.

Ecco, mi fate un esempio di come create un pezzo inedito?

R.F.: Magari l’idea parte da uno di noi e poi ci lavoriamo insieme. Sulla base di un pezzo creato da uno di noi due, che comprende già accompagnamento e melodia, cerchiamo di incastrare un’armonizzazione suonata dall’altra chitarra.

M.R.: Magari è successo che quando uno proponeva un’idea musicale, la si sviscerava insieme cercando subito di farla ‘suonare’, per farcela piacere al nostro orecchio, al nostro modo di sentire; per cui ognuno si spendeva nel dare consigli e suggerimenti, magari a volte accettando l’idea e altre volte rifiutandola. Ma sempre comunque in modo molto spontaneo e democratico…

Siete severi con voi stessi e con l’altro?

R.F. e M.R.: Sì, sì [ridendo entrambi], moltissimo!

R.F.: Facciamo prove molto lunghe, e verso la fine si accendono un po’ gli animi, a volte l’energia nervosa si fa sentire!

M.R.: Ma è normale. Non è un volersi male, assolutamente no, non è un condannare ciò che sta facendo l’altro. Significa cercare di dirsi: «Ma non mi capisci? Sembra ovvio, no?»

È successo, invece, che l’altro abbia dato la scintilla per sbloccare l’impasse in cui vi siete trovati?

M.R.: Sì, assolutamente. In “Tra”, che è il nostro primo brano composto e il secondo nella tracklist del CD, ricordo che quando armonizzavamo le due linee abbiamo superato un momento di blocco, e in quel momento abbiamo provato un grande entusiasmo per la piega positiva che stava prendendo il brano.

Michele e Rachele, ci parlate del vostro background accademico, se c’è?

M.R.: Sì, c’è. Io sono il più grande d’età. Ho fatto un percorso di studi classici al conservatorio di Perugia in clarinetto, mentre la chitarra la portavo avanti per passione. Per cui, corsi a Fiesole, corsi a Roma… Ma chitarra è sempre stato uno strumento che sentivo mio. Per una differenza sostanziale: il clarinetto è uno strumento monofonico, mentre la chitarra è uno strumento polifonico, e a me piace l’armonia. Questo quindi il mio percorso. Da lì anche il mio amore per l’insegnamento, tenendo stretto però il mio essere musicista e chitarrista. Non abbandoniamo la nave!

R.F.: Michele ed io ci siamo conosciuti a lezione, perché io ero una sua allieva e lo sono stata per diversi anni. Poi ho frequentato il conservatorio di Perugia e quest’anno concluderò il biennio superiore, dopo essermi laureata in chitarra jazz. A proposito del mio solismo, devo dire che esprimerlo su di un tappeto armonico come quello di Michele mi rende molto tranquilla.

M.R.: Rachele ha il ‘talento’, poche volte capita. Tante persone suonano e suonano benissimo. Però quando c’è quel qualcosa in più, che è una questione di sensibilità di come s’intende la musica e di che tipo di approccio uno ha, non ce ne sono tantissimi in giro. Bene, io ricordo la prima volta in cui ho visto Rachele con la chitarra e l’ho invitata a suonare qualcosa: nel giro di Sol o di Do che suonò, io capii subito che tipo di approccio lei aveva con la musica. E il seguito è stato tutto molto semplice per me.

R.F.: Io allora suonavo soltanto la chitarra elettrica, e lui mi ha ‘traviata’ avvicinandomi all’acustica con Tommy Emmanuel!

 Cosa suonavi con l’elettrica?

R.F.: Gli AC/DC [ride di cuore], i Led Zeppelin, sì, sì, erano i miei idoli!

M.R.: È molto piacevole sentirla alla chitarra elettrica. Infatti a volte facciamo delle contaminazioni: spesso accade in teatro per accompagnare dei cantanti, per cui ci richiedono delle sonorità più ampie rispetto al puro suono acustico; e lì lei prende la chitarra elettrica.

Da quanto tempo esistete come duo?

M.R.: Da circa quattro anni.

Be’, un tempo relativamente breve per l’alto livello che avete raggiunto.

M.R.: Ci abbiamo lavorato molto, eh! Prima di riuscire a fare una serata ce n’è voluto… Andare a suonare per il discorso di dire ‘andiamo a suonare’, sì, vabbe’, ma ci appagava meno. Andiamo a suonare invece quando noi ci divertiamo e siamo sicuri di quello che suoniamo. Ed è per questo che le prove sono state molte e molto intense.

R.F.: All’inizio, quando dicevamo di essere un duo strumentale spesso nicchiavano, facendo capire che avrebbero preferito una voce. Ma le volte, ed è capitato spesso, in cui ci hanno sentito nei locali o nei festival a cui abbiamo partecipato, molte persone ci hanno detto: «Oh, si sente la voce!»

M.R.: «Si sente la voce!» Si sente ma non c’è: per noi è stato un grosso complimento quel riconoscimento del nostro lavoro, che era riuscito a trasmettere con la sola musica le vibrazioni che normalmente arrivano quando c’è il cantante o la cantante. Sai, molte volte il cantante, il cantautore arriva con la chitarra, s’accompagna bene, tutto bello. Ma sembra che questa chitarra serva solo a sostenere la voce, mentre la chitarra è uno strumento dalle sfumature ampissime: può sostenere, può diventare solista, può diventare percussione, può diventare tante cose. E a noi piaceva svelare pian piano tutti questi aspetti. Consapevoli di non scoprire nulla di nuovo, dopo che tantissimi prima di noi l’hanno già fatto, però questo era il nostro obiettivo. Infatti a volte, come diceva prima Rachele, ci chiedevano: «Ma chi canta di voi due?» Quando andiamo in un posto dove non ci hanno mai sentito pensano a lei, dato che generalmente in un duo misto si pensa alla donna cantante e all’uomo che accompagna con la chitarra.

Sì, in effetti nel vostro duo la parte del ‘canto’ aleggia prepotentemente, pur non essendoci realmente. Ne avete fatto una perfetta esemplificazione eseguendo la vostra interpretazione di “Bocca di Rosa” di Fabrizio De André, dove la melodia ‘cantata’ dalla chitarra di Rachele s’interseca a meraviglia nel tessuto armonico e ritmico del brano.

Parliamo adesso dell’attualità: dopo questo terribile periodo di pandemia, come state riprendendo la strada dei concerti dal vivo?

M.R.: Ci diamo da fare man mano, tenuto conto del momento ancora difficile che stiamo vivendo. Noi abitiamo a Perugia e questo un po’ ci penalizza, non essendo la nostra zona in un punto favorito dai crocevia interessanti per il nostro lavoro. Sai, l’Umbria è bella, contemplativa, ma se stringiamo, di lavoro con la musica non ce n’è poi così tanto.

Dove avete suonato di recente?

R.F.: Questa estate in provincia di Roma, all’aperto a Carpineto Romano e a Tolfa. La prossima settimana andremo a Blera, vicino a Viterbo.

M.R.: A questo proposito ci fa piacere indicare il nostro sito web, www.musicamuta.com, dove chi è interessato troverà un po’ tutto di noi, compreso il video del primo brano del nostro CD Musica Muta, che s’intitola “Il vuoto”.

Bene, grazie a Rachele Fogu e Michele Rosati della piacevole chiacchierata, e in bocca al lupo per la vostra carriera artistica!

Gabriele Longo

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