(di Reno Brandoni / foto di Pierangelo Legari) – Che la chitarra acustica sia in costante crescita, a dispetto di quanti (tanti) inneggiavano qualche anno fa alla sua fine in favore della chitarra elettrica, ormai è un dato di fatto. Il continuo battesimo di nuovi festival e gli spazi sempre più ampi dedicati a questo strumento confermano una tendenza che lascia ottimamente sperare.
L’anno scorso ero stato invitato a Cremona Mondomusica, il Salone internazionale degli strumenti musicali d’artigianato, per un primo timido tentativo di aprire la ‘patria della liuteria’ al nostro strumento, che forse – nel tempo – dall’accademia è sempre stato considerato meno ‘nobile’ di altri. Ma il suo crescente incremento di vendite e di appassionati non poteva prescindere da un forte interessamento degli organizzatori, che pur non avendo ricevuto l’anno scorso un significativo successo di pubblico nel ‘quartiere’ ad esso dedicato, e mostrandosi per ciò stesso determinati e aggiungerei ‘ostinati’, hanno voluto riproporre anche quest’anno uno spazio ancora più grande e articolato. Per cui, entrando in fiera nel padiglione degli archi, dopo l’ingresso subito a sinistra, si poteva accedere all’Acoustic Guitar Village, spazio totalmente dedicato alla chitarra acustica. Evidenzio la posizione perché già questa la dice lunga sulle intenzioni: l’anno scorso il piccolo spazio era ‘in fondo in fondo’, dovevi andartelo a cercare… Quest’anno la sua posizione era inequivocabilmente tra le migliori e più visibili di tutto il padiglione.
La scelta, coraggiosa e ambiziosa, che sosteniamo totalmente, ha visto chiamare in campo un protagonista tra i più importanti del girone dei festival acustici italiani: Alessio Ambrosi, organizzatore e patron dell’Acoustic Guitar Meeting di Sarzana, una delle manifestazioni più importanti della scena internazionale.
Era una sfida, o forse solo una scommessa, un tentativo di aprirsi a un pubblico diverso, con interessi e passioni forse talune volte un po’ meno ‘accademiche’, ma sicuramente altrettanto coinvolgenti. Probabilmente alla chitarra si contesta il fatto della sua ‘adattabilità’, che va dalla musica da camera alla musica da spiaggia, vanificando quel rigore tipico da solfeggio e conservatorio, che potrebbe darle austerità e autorevolezza; trascurando il fatto, invece, che proprio la sua versatilità è la sua forza. Ci si può suonare “La canzone del sole”, un blues di Robert Johnson o un Capriccio di Paganini senza cambiare strumento o suonatore; passando da una condivisione goliardica, fatta di canti e stonature, a una versione più individualistica, passionale e virtuosa.
Quest’anno lo stand di Fingerpicking.net ha traslocato, scegliendo l’Acoustic Guitar Village come propria residenza, proprio per seguire in diretta e dall’interno ogni momento di questo innovativo evento.
L’impatto iniziale con Mondomusica è sempre estremamente positivo: l’eleganza del luogo e la perfetta organizzazione dello staff della fiera danno a chiunque si avvicini a questa avventura una sensazione – una certezza! – di serietà e professionalità. C’è poco da discutere, quando qualcuno fa bene il proprio lavoro lo si nota subito. Come dicevo, l’area dell’Acoustic Village la si trova facilmente, un piccolo mondo all’interno della galassia. Il concept utilizzato è quello di tre precisi spazi: la parte espositiva, la sezione conferenze e il palco esterno.
Già dal primo giorno, venerdì 26 settembre, si inizia con una novità: la musica sul palco esterno. Complice anche il bel tempo, quello che sembrava l’azzardo più grosso si trasforma subito nel più grande successo. È particolarmente piacevole assistere, tra un giro fra gli stand e un altro, alle varie performance: le poche sedie preparate davanti al palco si riempiono immediatamente di un pubblico ‘sospettoso’. Certo, nel tempio degli archi e dei pianoforti, non è facile farsi strada con una chitarra blues o con un acrobatico tapping; potrebbe sembrare inopportuno, vista anche la ‘scompostezza’ dei suoi esecutori. Invece la gente gradisce e segue con attenzione e curiosità. Ogni session si conclude quasi sempre con interesse da parte del pubblico, che chiede informazioni, CD e libri, segno che il coinvolgimento per quella ‘diversa’ musica è stato grande.





Anche la zona conferenze si anima quasi subito, e nonostante l’iniziale diffidenza del pubblico e la contemporanea manifestazione nazionale di Alessandria dedicata proprio alla chitarra classica, che porta via parecchi addetti ai lavori, lascia intravedere uno spiraglio d’interesse. È una buona idea trovare un luogo dove poter confrontare idee e pareri, dove poter presentare progetti attuali e discutere di quelli a venire. Credo che nel prossimo futuro quell’area sarà destinata a diventare il cuore di tutto il Village. Anzi, auspico che possa ulteriormente essere incrementata, regalando al nostro mondo un momento importantissimo di confronto e di verifica.

Per esempio l’intervento del nostro Andrea Carpi, supportato da ausili audio e video, ha dimostrato come alcuni argomenti storici, spesso trascurati, possano invece risultare coinvolgenti in quanto raccontano perfettamente le origini e le ragioni della nostra musica: la similitudine tra il brano “Spagnola” suonato da un barbiere siciliano e “Spanish Fandango”, brano della tradizione americana con radici nella parlor music ottocentesca, entrambi eseguiti sull’accordatura aperta di Sol, la dice lunga sui parallelismi e le fondamentali connessioni che evidenziano l’universalità della musica. Anche l’intervento di Francesco Loccisano con la sua chitarra battente, costruita dal liutaio Sergio Pugliesi, ha sottolineato questo aspetto, regalando alle conferenze il dono dell’attualità nonostante gli argomenti traessero spesso fondamento dal passato. Speriamo di trovare, il prossimo anno, ancora più momenti d’incontro di questo livello.

L’esposizione si articola con pochi adepti, ma tutti di grande livello: è il primo anno e in Italia, si sa, pochi hanno il coraggio di osare! Leonardo Petrucci ha esposto i suoi strumenti vintage e ha curato la mostra degli strumenti storici La chitarra, uno strumento senza confini. Si va dalla Canobio-Pagliari del 1681 di Antoni Stradivari ai modelli di Luigi Mozzani e Mario Maccaferri. In particolare, tra le chitarre a 5 ordini, un chitarrino battente Agostino Rosa, datato Roma o Rieti 1780, e una chitarra attribuita a Jean-Baptiste Voboam (Parigi post 1711) ; e, tra le chitarre a 6 corde, una Giovanni Battista Fabbricatore (Napoli 1798), una Louis Panormo (Londra 1833), una Antonio de Torres (Almeria 1884) e una Johann Anton Stauffer (Vienna 1843 ca.).
Forse proprio nella parte espositiva ci saremmo aspettati qualcosa di più. Gli habitué dell’Acoustic Guitar Meeting avrebbero dovuto dare più fiducia ad Ambrosi; soprattutto i liutai hanno perso un’occasione d’oro per rappresentare la propria arte. Continuo a sostenerlo, non bisogna perdere le occasioni di analizzare e approfondire mercati diversi, specialmente in manifestazioni organizzate da professionisti e in ambienti così specializzati. Per esempio Giulio Sangirardi, uno dei liutai intervenuti, ha avuto modo di presentare i suoi strumenti e ricevere interesse e apprezzamento. Credo sia tornato a casa con un maggiore carico di entusiasmo e anche qualche soddisfazione personale.
Ogni evento si conclude solitamente con una riflessione riassuntiva. Questa edizione di Mondomusica invece si conclude con delle aspettative, qualche desiderio e parecchi sogni, che speriamo prendano vita nella prossima edizione.
Reno Brandoni






