XII Convention ADGPA – I seminari

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Adrien Janiak e François-Sciortino - foto di Giorgio Gregori

(di Giorgio Gregori / foto di Giorgio Gregori ed Edoardo Cuzzolin) – Che bello tornare alla Convention della Atkins-Dadi GPA, che si è svolta dal 26 al 28 giugno a Pieve di Soligo e a Conegliano: una convention ‘piccola’ per dimensioni ma grande per i contenuti, per la simpatia e il calore degli organizzatori, Marino Vignali, Alberto Grollo e tutto l’efficientissimo staff dell’associazione. Quest’anno era la XXII edizione ed il decimo anniversario del Guitar International Rendez-Vous. Oltre ai concerti serali, di straordinaria qualità, una caratteristica particolare della Convention è che gli stessi artisti sono disponibili a partecipare durante la giornata anche a workshop di circa un’ora, nei quali si ha la possibilità di ammirare da vicino la loro tecnica, fare domande, apprezzarne il lato umano. Quest’anno la rassegna mi ha dato l’impressione di essere caratterizzata da una ricerca della ‘semplicità’: niente continui cambi di accordatura, niente pirotecnici show di ‘polipi’ tappinganti e percuotenti, ma grande ricerca del suono e della melodia.

Francois Sciortino

Adrien Janiak e François-Sciortino - foto di Giorgio Gregori
Adrien Janiak e François-Sciortino – foto di Giorgio Gregori

Uno dei miei chitarristi preferiti! Molto ‘alla mano’, ha esposto la storia dell’evoluzione del suo stile. Chi, in Francia, non ha iniziato con i pezzi e metodi del mitico Marcel Dadi? Ricetta: mescolare i ragtime eseguiti con il thumbpick, il boom-chick e il palm muting con il sapore francese.
Sciortino, una volta appresa la tecnica, inizia a comporre brani più melodici influenzato dalle atmosfere parigine, ma nello stesso tempo impreziosendoli con raffinati giri sui bassi. Inoltre non ha mai dimenticato le suo lontane origini italiane: certe melodie, talvolta, vagano nell’ambiente in cui si vive e vengono assorbite inconsciamente. Ci ha raccontato ad esempio di come sua nonna riconobbe in un suo brano il tema di “Calabrisella”.
Altra influenza è stato il blues, base di partenza per elaborazioni stilisticamente molto personali. Alla Convention quest’anno abbiamo potuto ascoltare ben quattro esempi di come il blues può essere affrontato in modo molto personale: i walking bass di Francois Sciortino, ma anche la raffinatezza di Franco Morone, il blues jazzato e spontaneo di Gigi Cifarelli, il blues esuberante fino alla jug music di Francesco Piu.
Sciortino usa abitualmente l’accordatura standard, talvolta il drop D (DADGBE). Oppure, per ottenere una sonorità da accordatura aperta, si aiuta con un partial capo della Shubb sul II tasto; talvolta utilizza anche un’accordatura EBEABE che, con il partial capo sul II tasto, suona praticamente come una DADGAD con il capotasto sempre al II tasto.

Francois Sciortino ha un sito web, www.francois-sciortino.fr, dove è possibile ordinare CD e metodi.

Agustin Amigo
Chitarrista acustico spagnolo, lavora come chimico e si esercita con la chitarra nei week end. E visto che il tempo a disposizione è poco, candidamente confessa che suona solo in accordatura standard, aiutandosi spesso con capotasti parziali per simulare accordature aperte. Autodidatta, ha costruito nella sua cameretta una gabbia insonorizzata, per esercitarsi senza disturbare i vicini e registrare video da caricare su YouTube. Se al concerto aveva eseguito esclusivamente sue composizioni, al seminario ha anche suonato – molto bene – i due pezzi che lo hanno ‘lanciato’: una trascrizione di “My Heart Will Go On”, colonna sonora di Titanic, ma soprattutto il suo arrangiamento di “Video Killed the Radio Stars”. Un suo amico gli aveva consigliato di postarli su YouTube e, a un certo punto, si accorse che il suo arrangiamento (https://youtu.be/YjsuoBgZXtk) aveva avuto 300.000 visualizzazioni… nella versione del giovanissimo chitarrista sudcoreano Sungha Jung (https://youtu.be/V1Dx08e9wIA). Così, a sorpresa, Agustin fu invitato a Singapore per suonare il pezzo con Sungha Jung davanti a migliaia di persone! Da questo suo contatto con l’Oriente, ha tratto ispirazione per il CD Singapore.

Agustin Amigo (fonte: YouTube)
Agustin Amigo (fonte: YouTube)

Agustin usa una chitarra Naga SAE 28-CE prodotta a Taiwan, con corde Elixir 80/20 Bronze (.012-.053). Mi ha sottolineato proprio questa sua preferenza per le corde in bronzo e non per le phosphor bronze, che vanno oggi di moda. La sua piccola pedaliera è composta da TC Electronic PolyTune, BOSS OC-3, DigiTech Polara reverb, BOSS DD-7, il tutto indirizzato in una direct box stereo Palmer e amplificato per l’occasione da un ampli Schertler JAM 150.

Bello il suo canale YouTube www.youtube.com/user/agustinamigo, piuttosto seguìto e pieno di materiale, e il suo sito web www.agustinamigo.com con la descrizione in dettaglio del suo studio di registrazione e molto altro.

Huang Chia-Wei

Huang Chia Wei - foto di Edoardo Cuzzolin
Huang Chia Wei – foto di Edoardo Cuzzolin

Proveniente da Taiwan e di origini indonesiane, la sua musica e la sua tecnica sono proprio l’esempio della semplicità. Atmosfere dolci e romantiche, un suono bellissimo e pulitissimo, ottenuto su una chitarra Naga SAE 09-CE con un pre Fishman Aero 301 Blender, ed elaborato dalla pedaliera presa in prestito da Agustin Amigo. E per la serie ‘viva la semplicità’, candidamente confessa che lui usa solo l’accordatura DADEAD, che a Taiwan è molto popolare visto che ci sono metodi del tipo ‘impara la chitarra in 9 minuti’ con questa accordatura.

Neck Bros

Neck Bros con Adrien Janiak - foto di Giorgio Gregori
Neck Bros con Adrien Janiak – foto di Giorgio Gregori

Simpaticissimo duo francese formato da Arnaud Leprêtre e François Hubrecht, che suonano acustico provenendo dal rock. In azione come Neck Bros da quattro anni, in verità si sono conosciuti nel 1991 al NAMM di Los Angeles, pur abitando in Francia a pochi chilometri l’uno dall’altro.
Vanno in scena abitualmente con due chitarre ciascuno, una con corde di metallo e una con corde di nylon. Abitualmente usano Lowden 023C (Francois) e F32C (Arnaud) e Godin Multiac, ma a Pieve di Soligo hanno portato un paio di chitarre efficienti ma più economiche, perché si fidano molto poco di come vengono trattati i bagagli negli aeroporti. Usano capotasti Kyser e pickup Highlander per le corde di metallo, B-Band per la classica; le corde sono orgogliosamente francesi, cioè Savarez. Anche qui, solo accordatura standard o al massimo drop D. Avevano lasciato a casa le pedaliere, fidandosi della bravura del tecnico Gianni Quintavalle e delle direct box Headway EDM-1.
Il loro seminario è stato praticamente una divertente prova generale dello show della serata: ogni quattro battute si scambiavano i ruoli di solista e accompagnatore, la loro bravura ed esperienza faceva sospettare che potessero andare avanti ore; vedasi una “Hotel California” nella quale si è inserito anche il bravissimo Adrien Janiak, suonatore francese di ukulele, che già a sorpresa aveva duettato con Sciortino. Per chi volesse imparare l’ukulele con lui, su YouTube c’è un bel corso di più di un’ora e mezza, in francese (https://youtu.be/OWW4CuH1MBA)

Bello il loro sito www.neckbros.com, con molte informazioni ed esempi musicali dal loro CD Coude à coude.

Sergio Fabian Lavia
Se gli altri seminari erano all’insegna della semplicità, qui invece la faccenda si è fatta più complessa. Infatti Sergio Fabian Labia, brillante musicista argentino, compagno nell’arte e nella vita della brava cantante e musicista brasiliana Dilene Ferraz, ha permesso di esplorare il setup utilizzato in alcune parti della loro performance in duo la sera precedente. Il loro show infatti comprendeva belle canzoni brasiliane, esecuzioni alla chitarra classica di composizioni originali, brani con ausilio di elaborazione elettroniche dal vivo.

Sergio Fabian Lavia - foto di Giorgio Gregori
Sergio Fabian Lavia – foto di Giorgio Gregori

Il seminario ha quindi riguardato la parte dei live electronics, che ha suscitato la curiosità dei presenti. Sergio Fabian cura molto la qualità del suono: durante il seminario aveva piazzato le casse ai quattro lati, per evidenziare l’aspetto ‘quadrifonico’ dell’elaborazione sonora. Tutto partiva da una chitarra classica del liutaio argentino Fernando Estrada: al suo interno un microfono Schertler Resocoil, che catturava con la sua pastiglia anche tutti i suoni prodotti dal corpo della chitarra, nei minimi dettagli; un suono naturale bellissimo. Oltre a questo, sul ponte era montato un pickup esafonico RMC Poly-Drive IV che passava il segnale ad un synth Roland GR-33. I cambi MIDI venivano effettuati anche da una pedalierina MidiBuddy. Tutti i segnali passavano poi ad una scheda audio rack Motu 828 firewire, che smistava in quadrifonia. La scheda audio era collegata ad un MacBook che elaborava il suono tramite un software Max/MSP della Cycling ’74, un programma americano che funziona a patches e blocchi, usato da vari artisti nelle performance di live electronics. Ogni artista lavora sulla programmazione di questi patches e blocchi – Fabian dice che per ottenere i risultati che cercava ha programmato per tre anni – e durante la performance si agisce su questi parametri, se necessario anche interagendo con una partitura predefinita.

Bello e curato il sito www.sergiolavia.com con molto materiale audio e video. Per chi volesse farsi un’idea su come possono convivere chitarra classica e live electronics, seguendo la partitura che scorre girata da una mano invisibile, è disponibile il brano “Saudalgia”.
https://youtu.be/c0vMH0xhpwg?list=PLbhIe_nlFJVjhvlkExQLtH2pstzR4wBtR

Francesco Piu
Fa parte di quella schiera di bravi chitarristi che vengono dalla Sardegna e che stanno ottenendo grande successo internazionale: un nome tra tutti Peo Alfonsi, richiesto da Al Di Meola. Nel caso di Francesco Piu la svolta è stata nel 2012 con l’album Ma-Moo Tones, prodotto da Eric Bibb. Il titolo si questo disco è molto significativo, una commistione fra tradizione sarda e blues americano: i Mamuthones sono infatti, assieme agli Issohadores, maschere tipiche del carnevale di Mamoiada in Sardegna). La domenica mattina, Piu ha riproposto da vicino quanto espresso nella notte di sabato, utilizzando vari tipi di acustiche e anche la washboard. Si presenta come un vero one-man band travolgente e canta anche molto bene; mi ricorda il primo Rod Stewart.

Francesco Piu - foto di Edoardo Cuzzolin
Francesco Piu – foto di Edoardo Cuzzolin

Nel 2006 Marino Vignali scriveva su Guitar Club: «La serie dei seminari si è chiusa con Francesco Piu, simpaticissimo e giovanissimo chitarrista sardo, che l’ADGPA ha il merito di aver proposto per la prima volta a Sarzana. È un chitarrista blues dalle enormi potenzialità, al quale manca solo l’abitudine alle esibizioni davanti al grande pubblico. Durante il concerto della domenica pomeriggio ha cantato e suonato con eguale perizia, sia la chitarra acustica che la resofonica e la lap steel; cosa pretendere di più da un ragazzo che ha appena superato i vent’anni? Su lui siamo pronti a scommettere: tra qualche anno diventerà un punto di riferimento nell’ambito del blues acustico italiano!»
In effetti, scommessa vinta! Il ‘ragazzo’ per nove anni si è esibito di fronte a un pubblico sempre più internazionale, fino ad arrivare nel 2015 al tour USA nella tana dei leoni: Mississippi e California.
Per darsi l’idea di un concerto recente, potete guardare un live a Mamma Blues 2014: https://youtu.be/HPCDOjAm8vM (la qualità video è da cellulare, Francesco è da vedere dal vivo!). Dal punto di vista tecnico, oltre a utilizzare varie Martin e National, è da segnalare anche la Reani Guitarbass, chitarra con la sesta e quinta corda da basso (https://youtu.be/cLU9KjUNKBk).

Giorgio Gregori

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